Tsipras vuole un nuovo “piano-Marshall” per la Grecia

Alexis Tsipas vuole convincere l’Europa, cioè la Germania, a ridare fiducia alla Grecia, anzi al suo nuovo governo deciso come non mai – almeno stando alle parole del neopremier – a rompere con i vizi e le brutte pratiche del passato. Dopo l’incontro con Matteo Renzi a Roma, molto enfatizzato dalla stampa ellenica, Tsipras ha fatto tappa a Bruxelles dove ha incontrato i presidenti di Commissione, Consiglio e Parlamento europeo. Un accordo ancora non è stato trovato ma lo stesso premier resta comunque «molto ottimista», anche perché si è detto «pronto a negoziare». Il punto d’incontro Tsipras lo riassume così ai partner di Bruxelles: «Rispettate la sovranità e il mandato che abbiamo ricevuto e noi rispetteremo le regole».

Tsipras in missione a Bruxelles

Oltre a Tsipras, anche il ministro delle Finanze Yannis Varoufakis sta facendo la sua parte per riaccreditare l’economia greca agli occhi delle istituzioni comunitarie. Varoufakis è volato a Francoforte per incontrare Mario Draghi. Col presidente della Bce – secondo quanto riferisce l’agenzia Bloomberg – il colloquio è stato «fruttuoso». In ogni caso – ha poi assicurato il ministro in un’intervista alla tedesca die Zeit – la Grecia «non presenterà più, al di là della spesa per gli interessi, un deficit di bilancio. Mai più e mai chiederemo aiuti a Mosca».

«Gli Usa condonarono i debiti alla Germania»

Varoufakis immagina un «piano-Merkel, sull’esempio del piano Marshall». Alla constatazione che Merkel ritenga di avercelo già un piano, il ministro greco ha replicato che non è un vero programma quello che non consente ad economie come quella di Atene di non poter mai più restituire i crediti ricevuti: «Gli Usa all’epoca – ha ricordato Varoufakis – hanno condonato la maggior parte dei debiti alla Germania. E ora la Germania è il Paese più potente dell’Europa. Credo – ha aggiunto – che l’Ue trarrebbe beneficio se si sentisse egemone. Ma chi è egemone deve assumersi responsabilità per gli altri. Questa era l’impostazione degli Usa dopo la seconda guerra mondiale». Parole giuste, ma che difficilmente convinceranno Berlino.