Truffe Ue, arrestato il sindaco del Comune più povero d’Italia

Aveva il primato di sindaco del Comune più povero d’Italia. Sarà per questo che Romano Loielo, 43 anni, primo cittadino di Nardodipace e appuntato della guardia di Finanza in aspettativa da anni, ha cercato di arricchirsi con i fondi della Comunità Europea. E’ quello che sostengono gli investigatori dei carabinieri di Serra San Bruno e della guardia di Finanza che ieri, con l’accusa di truffa aggravata alla Ue, hanno arrestato l’amministratore cittadino accusato, assieme ad altre persone tre persone, Bruno Rocco Tassone, Fabio Rullo e Mario Carrera – quest’ultimo attualmente all’estero – di aver portato a termine una truffa di centomila euro ai danni dell’Ue sui cosidetti Fondi Por, i fondi dei Programmi Operativi Regionali che hanno come autorità di gestione proprio la Regione Calabria, fondi pubblici finalizzati all’organizzazione di corsi di formazione per la creazione di posti di lavoro.
Agli arrestati sono stati sequestrati 97 mila euro ciascuno. Altre 12 persone – Maurizio Maiolo, assessore del Comune di Nardodipace, Graziella Tassone, Sonia Cavallaro, Immacolata Aloi, Claudia Iendo, moglie del sindaco Loielo, Lucia Primerano, Marinella Iacopetta, moglie dell’assessore Maiolo, Maurizia Maiolo, Rita Fazio, Valeria Demasi, Grazia Silipo e Sandrò Randò – sono state sottoposte all’obbligo di firma.

Truffa di centomila euro per i corsi Ue di formazione sui posti di lavoro

Per l’assessore Maurizio Maiolo, 40 anni, e la moglie del sindaco, Claudia Ienco, di 35, è stato disposto l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Analoga misura cautelare è stata emessa anche per la moglie dell’assessore Maiolo, Marinella Iacopetta, di 32.
L’operazione arriva in un contesto ambientale già monitorato nei mesi scorsi dagli investigatori: i fratelli di Marinella Iacopetta, e quindi cognati dell’assessore Maiolo, Salvatore Iacopetta e Maurizio Iacopetta, di 40 e 37 anni, erano stati arrestati nel novembre scorso dai carabinieri del Ros di Milano con l’accusa di avere costituito in Lombardia un “locale” della ‘ndrangheta.
Le persone finite agli arresti domiciliari insieme al sindaco Loielo ed a Romolo Tassone, figlio del boss della ‘ndrangheta Rocco Bruno, 69 anni, attualmente detenuto, sono due imprenditori accusati di truffa aggravata per non avere utilizzato per gli scopi cui erano destinati i finanziamenti pubblici che avevano ricevuto.
Loielo era stato candidato ed eletto dopo essere stato precedentemente dichiarato incandidabile. La dichiarazione di incandidabilità era scattata dopo che l’Amministrazione comunale presieduta da Loielo era stata sciolta nel 2012 per presunte infiltrazioni mafiose. Loielo aveva però presentato ricorso alla Corte d’appello di Catanzaro, che lo aveva accolto, consentendogli così di ricandidarsi e di essere rieletto nella tornata amministrativa del 2013.

Gli arresti hanno impedito di compiere altre truffe alla Ue per 700mila euro

Loielo si era anche candidato senza essere eletto alle elezioni regionali in Calabria del 23 novembre scorso con la lista di Fratelli d’Italia-Alleanza nazionale per la circoscrizione di Vibo Valentia.
«È un’indagine che mette a nudo comportamenti di tipo illecito molto gravi anche perché commessi in un contesto particolare e da esponenti della politica – spiega il Procuratore della Repubblica di Vibo Valentia, Mario Spagnuolo, – l’inchiesta è partita dall’acume investigativo di un bravissimo maresciallo dell’Arma, comandante della Stazione di Nardodipace, che è riuscito a intuire i comportamenti criminosi degli indagati, capirli e sviluppare un percorso investigativo. A questo si aggiunge il lavoro di una piccolissima unità della sezione di polizia giudiziaria della Finanza in forza alla Procura, eseguito con scrupolo e intelligenza e consultando le banche dati. Il nostro intervento ha così impedito he altre iniziative similari potessero essere reiterate, prevenendo danni per 600-700 mila euro e circoscrivendo la truffa a centomila euro».