Strage di Bologna, il tribunale archivia la pista palestinese, ma non i dubbi

Cosa ci facevano due terroristi internazionali a Bologna la sera prima della strage del 2 agosto? È una delle tante domande su quell’attentato che resteranno senza risposta, dopo che il Tribunale di Bologna ha disposto l’archiviazione per le posizioni di Thomas Kram e Margot Christa Frohlich, i due indagati intorno ai quali ruotavano le indagini sulla cosiddetta “pista palestinese”.

Accolta la richiesta dei pm

Il Gip ha accolto la richiesta avanzata dai pm Roberto Alfonso ed Enrico Cieri, che dal 2011 indagavano sul nuovo filone d’inchiesta, che avrebbe messo in discussione la verità giudiziaria sancita da condanne passate in giudicato, ma viziata da numerose lacune e oggetto di fortissimi dubbi: la colpevolezza di Valerio Fioravanti, Francesca Mambro e Luigi Ciavardini. Il Gip ha accolto la tesi della Procura secondo cui non vi erano elementi sufficienti per collegare i due esponenti delle “Revolutionaere Zellen” all’attentato in cui morirono 85 persone e oltre 200 furono ferite. Gli stessi inquirenti, però, nella loro richiesta, che risale al luglio scorso, dovettero ammettere che la presenza accertata in città dei due terroristi «alimenta un grumo di sospetto» e appare «incomprensibile».

Ma restano aperti tutti i dubbi

Nonostante questo la Procura prima e il Tribunale poi hanno scelto di non andare a processo, ritenendo che «quel solo sorprendente fatto non è sufficiente per ipotizzare in assenza di altri elementi» una partecipazione di Kram e Frohlich alla strage. In realtà, chi conosce le carte delle inchieste, quelle vecchie e quella nuova, sa che la presenza dei due terroristi in città non è solo un elemento che dà concretezza e riscontro a molte altre circostanze, ma che è molto più di quanto concretamente sia stato possibile trovare a carico di Fioravanti, Mambro e Ciavardini.