Storace all’attacco di Zingaretti: consulenze agli amici dell’assessore?

Francesco Storace attacca sulla questione morale alla Regione Lazio: «Non è che basti firmare un pezzo di carta con Cantone per fregiarsi dei galloni di buoni e puri. Specie quando è in casa propria che ci sono le magagnette. Come quella che riguarda l’assessore al Lavoro di Zingaretti, Lucia Valente, e il suo caposegreteria, l’avvocato Patrizio Caligiuri». Lo afferma il vicepresidente del Consiglio regionale del Lazio e leader di La Destra. «Da un esame dei documenti ci sono alcune stranezze. La prima – aggiunge Storace – è che l’avvocato Caligiuri risulta ancora iscritto all’albo, mentre la Cassazione ha stabilito che il dipendente pubblico, anche part-time, non può fare l’avvocato ed essere iscritto all’Ordine. La seconda, che l’avvocato Caligiuri risulta nell’elenco degli avvocati dello studio legale “Ghera e Associati” e che intercorrono numerosi rapporti fra l’assessore Valente e lo studio legale stesso (lezioni, esercitazioni e seminari integrativi, pubblicazioni). La terza e più imbarazzante è che, oltre la retribuzione (non disponibile sul sito della Regione) dell’avvocato Caligiuri e i 40 mila euro che lo stesso percepisce come consulente presso il Dipartimento Funzione pubblica della Presidenza del consiglio dei ministri, con sette diverse determine sono stati erogati almeno 34mila euro a favore dello Studio Legale Ghera come compensi per vari incarichi. Incarichi ottenuti, a quanto è dato sapere, tutti dopo la nomina della Valente ad assessore. Per questo – conclude Storace – ho presentato un’interrogazione urgente a Nicola Zingaretti, che verrà discussa mercoledì prossimo, per consentire al presidente di spiegare questa serie di notevoli anomalie che, dopo il Protocollo con Cantone, non gettano una luce benigna sulla giunta regionale».

«Esiste un problema di corruzione»

In un articolo sul Giornale d’Italia lo stesso Storace scrive che «se l’Italia si è dotata di un’Autorità anticorruzione, è evidente che esiste un problema di corrotti. Vi sono, però, e si registrano, comportamenti non punibili dai codici ma eticamente inopportuni che a sinistra si tengono con disinvoltura e che sembrano trasformare Cantone in una bandierina propagandistica». «Renzi si sottrae alle domande imbarazzanti, ma è in buona, ottima, compagnia di Marino e Zingaretti, ad esempio. Sarebbe interessante – scrive ancora Storace – approfondire il ruolo del ministro Boschi nella vicenda del decreto sulle banche popolari e sul commissariamento, deciso da Bankitalia, della Banca Etruria guidata dal papà del ministro stesso. Sarebbe interessante capire quando la Corte dei Conti affonterà il tema delle vacanze del premier e famiglia col volo di Stato. Senza ricordare – aggiunge ancora il leader della Destra – la celeberrima vicenda del padre di Renzi e dei soldi che gli sono piovuti in grembo da ministero, Regione e Comune. Si pensi alla vicenda di affittopoli, col sindaco Marino che si sforza di nascondere i nomi dei fortunati che si godono a canoni irrisori i migliori immobili comunali di Roma e che, da morosi, ora potrebbero pure comprarseli». Storace poi torna sulla questione della Pisana: «E si pensi a Zingaretti: il suo assessore al Lavoro, Valente, che dovrà rispondere in aula della facilità nel concedere incarichi retribuiti ai suoi amici e segretari. Se si vuol sconfiggere la corruzione – conclude – non servono prediche, occorrono fatti».