La “sparata” di Renzi sui fratelli-coltelli del Pd: «Ci fidiamo tra noi, no?»

Un po’ bastone e un po’ carota: da un lato il premier Renzi costringe i suoi ai lavori forzati dell’approvazione parlamentare delle osteggiate riforme, dall’altra li blandisce con complimenti e ringraziamenti. Così, dal pulpito dell’assemblea del Pd, ringraziando la platea democrat per la presenza ad oltranza in Aula a cui i parlamentari sono stati costretti da lunedì, arringa le fila annunciando: «C’è alchimia tra di noi e abbiamo scoperto che ci fidiamo gli uni degli altri». Compresi, verrebbe da pensare, di quei frondisti dell’ala radicale? Davvero il presidente del Consilgio nutre fiducia incondizionata – e reciproca – anche nei confronti di quella minoranza dem sempre sul piede di guerra, continuamente monitorata e richiamata all’ordine per quella deplorevole – a sua detta – mancanza di dialogo sulle riforme? Realmente conta – e può contare – sulla collaborazione interna dei rituali detrattori delle sue richieste, bacchettati qua e là sulla costante tendenza a osteggiare proposte e minare la tanto auspicata condivisione delle scelte?.

Renzi: «Siamo a un bivio»

«Abbiamo cercato una mediazione in tutte le sedi. Ora siamo ad un bivio», ha detto ancora Renzi ripercorrendo le tappe del cammino accidentato intrapreso sulla strada riformista. Quindi, rivolgendosi ai deputati dem, ha aggiunto che «sulle riforme le opposizioni stanno giocando la partita politica della legislatura più che occuparsi del merito», chiosando sull’argomento con un classico attacco alle minoranze riassunto nella più semplicistica delle recriminazioni: «il disegno delle opposizioni non è migliorare l’Italia ma rallentare e bloccare noi». Quindi, dovendo prendere atto della fallacità dimostrata  dai «tentativi di mediazione con le opposizioni», da Forza Italia a Grillo, passando per i detrattori interni al Pd, ha annunciato: «Io non mi faccio ricattare e prendere in giro da nessuno». «Se la minaccia è ‘ve la votate da soli è un problema loro perché – ha tuonato il premier all’assemblea democrat –  se passa la logica per cui l’ostruzionismo blocca diritto e dovere della maggioranza di fare le riforme, è la fine». E giocando in casa, promette: «Noi andiamo avanti, abbiamo una responsabilità enorme. C’è un derby tra chi vuole cambiare l’Italia e chi vuole rallentare il cambiamento». Il problema, andrebbe anche detto, che in questa difficile partita il premier vuole giocare il ruolo dell’attaccante, del difensore e dell’arbitro in campo. La palla è al centro?