Sottomessi all’Islam? Houellebecq col suo romanzo interroga l’Europa

Scontri nelle strade di cui i media non parlano, un leader islamico che batte al ballottaggio per le presidenziali in Francia la candidata del  Front National, la vecchia classe politica incapace di tutelare la democrazia liberale, gli ebrei costretti a lasciare il paese per precauzione, la scuola pubblica ridotta a una sorta di madrassa. Su queste macerie si aggira il protagonista del romanzo evento di Michel Houellebecq Sottomissione (Bompiani, pp. 252, euro 17,50), docente alla Sorbona, una vita di studio sprecata dietro al decadente Huysmans senza venire a capo di alcuna certezza, relazioni effimere con le proprie studentesse. Immerso in una solitudine céliniana, chiusa ad ogni guizzo di vitalità esterna. Non arrivano le truppe dell’Is a Parigi per sottomettere la Francia: sono i francesi che da soli, nelle urne, si “consegnano” all’Islam, che metterà le mani anche sulla Sorbona, escludendo le donne dalle cattedre, restituendole alle mura domestiche, incoraggiando un’economia improntata al modello del distributivismo. Un regime paternalistico, apparentemente non oppressivo delle libertà ma fondato su un’etica tradizionale perché la società non sia più “laica” ma ordinata e valoriale. Il nostro professore vede in strada solo donne con i pantaloni e addirittura teme, a un certo punto, di non poter avere più stimoli sessuali…

L’Occidente incapace di reagire

Mentre usciva il romanzo di Houellebecq la Francia finiva sotto attacco, si consumava la strage a Charlie Hebdo e al supermercato kopsher. Un lancio “macabro”  e certo non auspicato dall’autore ma di fatto il libro suscita inquietudine e ansia. Il racconto fotografa l’atteggiamento di un occidentale colto e nichilista dinanzi a un rivolgimento epocale, storico e geopolitico perché prodromico forse a un’Europa allargata ai paesi africani che si affacciano sul Mediterraneo: uno scenario tutt’altro che fantascientifico e che Houellebecq colloca nel 2022. Ebbene qual è la prevedibile reazione di un europeo  come il protagonista del romanzo? Indifferenza, desolazione, scelte improntate alla mera convenienza. Parafrasando Julien Benda, un ennesimo tradimento dei chierici.

In pellegrinaggio dalla Vergine Maria

Non che il protagonista, così attento ai tormenti di Huysmans che finisce i suoi giorni da convertito e oblato benedettino, non senta urgere in sé un bisogno di assoluto e di spiritualità. Lo testimoniano le pagine, bellissime, che descrivono il suo “pellegrinaggio” a Rocamadour. Davanti alla vergine nera della famosa cappella di Notre-Dame quest’uomo cerca un segno, un simbolo, un segno che oltrepassi la sua corazza di razionalità e che riesca a toccarlo nel profondo. Un evento che non si verifica. “La Vergine aspettava nell’ombra, calma e immarcescibile. Possedeva la maestà, possedeva la forza, ma pian piano sentivo che perdevo il contatto, sentivo che lei si allontanava nello spazio e nei secoli mentre io mi rannicchiavo nel mio banco, rattrappito, ristretto. Dopo mezz’ora mi rialzai, definitivamente abbandonato dallo Spirito, ridotto al mio corpo danneggiato, deperibile, e ridiscesi tristemente gli scalini in direzione del parcheggio”.

Nietzsche e Guénon

La tentazione del suicidio balena nelle notti nere e senza speranza, che preparano il terreno alla resa: i nuovi padroni dell’università discutono amabilmente di Nietzsche e di Guénon, sono disponibili a concedere una cattedra e un’edizione speciale dell’amato Huysmans, offrono cibo prelibato e vino eccellente e persino le spose bambine per far esultare i sensi. Un destino che incombe e che alla fine viene subìto. Anche se è un destino che non è stato scelto. Dinanzi al quale la sottomissione sembra l’unica, pacifica e ragionevole, scelta da fare