Sos allevatori: chiusa una stalla su cinque. A rischio il latte Made in Italy

Allevatori (e mucche) in piazza: anzi nelle più rinomate piazze d’Italia, da Torino a Palermo, passando per Venezia, Firenze e ovviamente Roma. La mozione d’ordine è la necessità di reagire a quello che in un dossier della Coldiretti è stato ribattezzato L’attacco alle stalle italiane. Un report di denuncia che elenca anche future prospettive critiche, presentato in occasione della manifestazione di maximungitura del latte organizzata nelle principali piazze del Bel Paese, trasformate in vere e proprie “stalle”, che hanno ospitato per l’occasione anche l’intervento di ministri, Governatori delle Regioni, sindaci, politici, esponenti della cultura, spettacolo ed economia.

I numeri della crisi

«Dall’inizio della crisi è stata chiusa una stalla italiana su cinque, con la perdita di trentaduemila posti di lavoro e «il rischio concreto della scomparsa del latte italiano e dei prestigiosi formaggi made in Italy, con effetti drammatici anche sulla sicurezza alimentare e sul presidio ambientale», si legge nel report della Coldiretti, che rimarca oltretutto la necessità di dare «una dimostrazione concreta di sostegno agli allevatori italiani sotto attacco del furto di valore che vede sottopagato il latte dalla stalla». In Italia le 36.000 stalle sopravvissute hanno prodotto nel 2014 circa 110 milioni di quintali di latte, mentre sono circa 86 milioni di quintali le importazioni di latte equivalente: per ogni milione di quintale di latte importato in più – denuncia la Coldiretti – scompaiono 17.000 mucche e 1.200 occupati in agricoltura. Tre cartoni di latte a lunga conservazione su quattro venduti in Italia sono stranieri – aggiunge inoltre l’organizzazione agricola – mentre la metà delle mozzarelle sono fatte con latte o addirittura cagliate provenienti dall’estero, soprattutto i Paesi dell’Est Europa, «ma nessuno lo sa perché non è obbligatorio riportarlo in etichetta». E la situazione per le stalle italiane rischia di precipitare nel 2015 – ha anche paventato la Coldiretti – con il prezzo riconosciuto agli allevatori che non copre neanche i costi di produzione e spinge verso la chiusura migliaia di allevamenti che, a breve, dovranno confrontarsi anche con la fine del regime delle quote latte».

Il sistema delle “quote latte”

La questione quote latte è iniziata 30 anni fa nel 1983, con l’assegnazione ad ogni Stato membro dell’Unione di una quota nazionale che poi doveva essere divisa tra i propri produttori. «All’Italia – ricoda la Coldiretti – fu assegnata una quota molto inferiore al consumo interno di latte». Con la fine del regime delle quote latte è prevedibile un aumento della produzione lattiera italiana e comunitaria che potrebbe aumentare del 5 per cento, secondo le stime della Coldiretti, «con il rischio di ripercussioni negative sui prezzi del latte alla stalla. Occorre dunque intervenire a livello comunitario e nazionale per preparare con strumenti adeguati un atterraggio morbido all’uscita del sistema delle quote», rileva il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo, nel sottolineare «che è importante che le risorse previste dal Fondo latte di qualità vadano agli allevatori».

Lorenzin: sostegno a un simbolo del Made in Italy

«Siamo qui per far comprendere a tutti gli italiani quanto sia importante il consumo del latte e dei latticini dal punto di vista nutrizionale e poi per sostenere i nostri allevatori e una produzione che è uno dei vanti del made in Italy» ha affermato, tra gli altri, il ministro della Salute Beatrice Lorenzin a margine della maxi mungitura organizzata da Coldiretti in Campidoglio per sostenere i redditi degli allevatori. «Dal mio punto di vista – ha aggiunto il ministro – bisogna aumentare sempre di più il livello di certificazione della produzione, in modo che il latte italiano sia sicuro. Dobbiamo lavorare sull’alta qualità del nostro prodotto, anche per spingerlo di più sui mercati esteri. La questione di etichettatura è importante – ha quindi concluso la Lorenzin – più c’è trasparenza sulla qualità e capacità nostra di dare prodotto di alta gamma, più siamo competitivi sui mercati internazionali».