Una sentenza “risarcisce” Lusi: «Illegittima l’espulsione dal Pd»

Il Tribunale civile di Roma ha accolto l’istanza presentata dall’ex senatore Luigi Lusi, definendo illegittima la sua espulsione dal Partito democratico. L’ex tesoriere della Margherita nel maggio dello scorso anno è stato condannato ad otto anni di reclusione per essersi impadronito di oltre 25 milioni di euro dei fondi destinati ai Dl. All’ex senatore è stato contestato anche il reato di calunnia nei confronti di Francesco Rutelli. Nel dispositivo il giudice civile Stefano Cardinali afferma che Lusi, di fatto,è stato espulso dal partito senza che fosse a conoscenza «degli addebiti sui quali la sanzione si fondava» né è stata data all’ex senatore la possibilità di difendersi dalle contestazioni che il partito gli muoveva. Nel dispositivo di sei pagine il giudice della terza sezione afferma, inoltre, che nei confronti di Lusi non deve essere stabilito alcun risarcimento da parte del Pd. L’ex senatore, infatti, nell’istanza contro la sua espulsione dal partito aveva anche chiesto di essere risarcito per una cifra intorno ai diecimila euro. Il tribunale, su questo punto, «respinge la domanda di risarcimento del danno formulata» dall’ex tesoriere della Margherita e «dichiara compensate per metà tra le parti le spese di giudizio, che liquida per intero in seimila e cinquecento euro per compensi» e «condanna il Partito democratico a rimborsare Lusi la restante metà».

Lusi deve restituire 23 milioni

«Una vicenda che ha segnato la crisi profonda della seconda Repubblica. È certo che siamo in presenza di illecito organizzato, pianificato e durato nel tempo», aveva dichiarato il pm Stefano Pesci nel corso della requisitoria al processo contro Lusi. Secondo l’accusa l’ex senatore aveva «una sorta di signoria totale rispetto alla gestione delle spese della Margherita. Solo lui era a conoscenza delle singole operazioni, solo lui aveva il potere di firma, oltre a Rutelli che non se ne è mai servito». Secondo il pm nella gestione operativa e finanziaria del partito, i politici erano praticamente assenti cosìcome superficiali e all’acqua di rose erano degli altri organi di controllo, a cominciare dai revisori dei conti». La Corte dei Conti il 30 dicembre 2013 ha condannato il senatore Lusi, a pagare il risarcimento di circa 23 milioni di euro.