Scontro Boldrini-Renzi sulla Rai. «Non c’è fretta…». E Matteo si arrabbia

Stavolta è la presidente della Camera a frenare sulla riforma della Rai. «Non c’è fretta», ha detto martedì sera Laura Boldrini scatenando le ire di Matteo Renzi, il “premier che va di corsa”, non sopporta chi rema contro e vorrebbero procedere per decreto al restyling di viale Mazzini.

Boldrini contro Renzi

«Il decreto si deve fare quando c’è materia di urgenza. Sulla Rai non c’è qualcosa di imminente, non c’è una scadenza – ha detto la Boldrini – sono d’accordo che il governo ha bisogno di tempi certi, ma bisogna anche dare alle opposizioni le garanzie. Se si arrivasse a dare tempi certi su provvedimenti ordinari non ci sarebbe bisogno di ricorrere al decreto». Un bis, dopo le perplessità espresse  sul Jobs Act, che non è andato giù al presidente del Consiglio che incarica il Pd a replicare alla terza carica dello Stato.«La valutazione sulla necessità e urgenza di decreti legge spetta al presidente della Repubblica e a nessun altro – dice Lorenzo Guerini – con tutto il rispetto, la responsabilità di Laura Boldrini è oggi quella di presidente della Camera e non di presidente della Repubblica».

Troppi decreti d’urgenza

Prima della Boldrini, a Renzi era già stato rinfacciato l’uso troppo spregiudicato dei decreti legge. «Saremo in grado di fare meno decreti se le opposizioni faranno meno atti di ostruzionismo», è stata la risposta piccata di Renzi da Parigi.  Immediata la strigliata di Renato Brunetta: «Renzi studi la Costituzione della Repubblica italiana  – ha detto l’azzurro – la nostra Carta fondamentale, all’articolo 77, infatti, non prevede l’uso della decretazione d’urgenza per anestetizzare l’ostruzionismo parlamentare, pratica del resto legittima per le minoranze e contro la quale la maggioranza può utilizzare gli strumenti previsti dai regolamenti».