Schettino piange in aula: «Sulla Concordia sono morto anch’io» (video)

«Il 13 gennaio 2012 sono in parte morto anche io. Dal 16 gennaio la mia testa è stata offerta con la convinzione errata di salvare interessi economici». Lo ha detto Francesco Schettino iniziando una dichiarazione spontanea in aula ammessa dal tribunale di Grosseto prima della sentenza per il naufragio della Costa Concordia. «La divulgazione di atti processuali prima che fossero analizzati” fin dall’inizio, fino a questa “fase del processo in cui sono state dette frasi offensive, si avvalora l’immagine di uomo meritevole di una condanna». Il comandante della Concordia ha proseguito precisando: «Sono stato accusato di mancanza di sensibilità per le vittime: cospargersi il capo di cenere è un modo per esibire i propri sentimenti. Una scelta che non ho fatto. Il dolore non va esibito per strumentalizzarlo». Schettino ha iniziato a parlare di «momenti di dolore che ho condiviso coi naufraghi a casa mia», ma dicendo questo si è messo a piangere aggiungendo «Non volevo questo», quindi ha interrotto il suo intervento. Dopo la dichiarazione di Schettino i giudici del tribunale di Grosseto si sono ritirati in camera di consiglio. La sentenza è attesa stasera o giovedì.

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L’arringa della difesa di Schettino

«La procura ha esibito i muscoli» ma «interroghiamoci perché sono morte quelle 32 persone. Se per esempio avesse funzionato il generatore d’emergenza, che avrebbe consentito di far funzionare gli ascensori, queste 32 persone non sarebbero morte». Lo ha detto, concludendo la sua replica, l’avvocato Domenico Pepe che difende Schettino. «È colpa del mio assistito se la nave ha sbandato troppo, se il generatore d’emergenza non ha funzionato, se gli ascensori si bloccarono, se gli oblò sono scoppiati accentuando l’inclinazione, se non hanno funzionato le porte stagne, se il tambuccio, lo sportello che separa la coperta era aperto e inondò i ponti superiori?», ha chiesto retoricamente Pepe elencando una serie di argomenti della difesa che sgraverebbero Schettino dalle responsabilità nella gestione dell’emergenza. L’altro difensore, Donato Laino, parlando in precedenza aveva detto: «Manca un imputato, che doveva essere indagato meglio: la nave».