Salvini: «Renzi servo sciocco di Bruxelles». E la piazza s’infiamma

Salvini parla dal palco con passione, rabbia, intransigenza. E piazza del Popolo s’infiamma. Il primo grande bersaglio è, naturalmente, il premier. “Il problema – grida Salvini –  non è Renzi, lui è una pedina, è il servo sciocco a disposizione di Bruxelles“. “È uno strumento di sinistra – incalza il leader della Lega – a disposizione di chi vuole annientare l’economia dell’Italia“. I militanti in piazza, a questo punto,  urlano “Renzi vaffanc…” e  Salvini dal palco ironizza: “Non va bene, poi si offende e inventa una tassa sul vaffanc…, magari del 3%…”. L’oratare sa incitare e blandire il “suo” popolo: “Questa piazza combatte via i nemici, il conformismo e la paura”.

“Vaffanc… alla Fornero”

Il discorso di Salvini conosce diversi momenti di (studiato) turpiloquio. Come quando il leader si scaglia contro il non rimpianto ministro Fornero.  “Mi prendo un impegno: cancelleremo la legge Fornero. Vaffanc… alla Fornero e a chi l’ha portata al governo”.

Contro le “zecche spaccavetrine”

L’oratore strapazza anche gli “antagonisti” che lo contestano in un’altra zona di Roma. “Questa piazza la lasceremo più pulita di altre ‘zecche’ che casomai non dicono parolacce, ma spaccano le vetrine. Noi stiamo con i poliziotti ed i carabinieri che guadagnano mille e 200 euro al mese”. Salvini pensa alla  contromanifestazione della sinistra a Piazza Vittorio e alle proteste del giorno precedente.

“Il primo strozzino è lo Stato”

Non manca (né poteva mancare) un passaggio dedicato alla protesta antitasse. “Il primo ladro che c’è in Italia si chiama Stato, il primo strozzino si chiama Stato, Equitalia, Agenzia delle entrate”. Dalla protesta alla proposta: “Vogliamo un’aliquota fiscale unica, secca al 15%, quello che guadagni, guadagni. A quel punto saranno gli svizzeri a portare i soldi in Italia perché l’Italia non ha niente da invidiare a nessuno”.

“Grazie Bossi che mi ha svegliato”

Salvini non dimentica, in conclusione di discorso, il leader storico della Lega. “A differenza di Renzi che sputa nei piatti dove ha mangiato fino a ieri, io sarò eternamente riconoscente e dico grazie Bossi che mi ha svegliato e ci ha svegliato, altrimenti stavamo ancora dormendo”.  Grazie anche a “Gianfranco Miglio, a Roberto Maroni e a chi verrà dopo di me”. Ma l’omaggio finale è dedicato a una città non più “ladrona”. “Grazie Roma per l’accoglienza”.