Delrio ammicca a Berlusconi nel nome della politica dei “tre forni”

Deve essere davvero forte la preoccupazione tra i renziani dopo la partita del Capo dello Stato, se Graziano Delrio, che di Renzi è il maggior colaboratore oltre che sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, mette le mani avanti precisando che “non esiste alcun metodo Quirinale” e sull’Italicum come sulle riforme in genere “non cambia nulla”. Insomma, non c’è aria di escludere Berlusconi, né di rimettere in ballo il Patto del Nazareno, solo perché lo chiedono una minoranza del Pd e la sinistra radicale di Vendola, assetate di rivincite, dopo aver incassato Mattarella, e trasformata la sua elezione al Colle in una icona del riscatto. Insomma, Delrio, in una intervista a Repubblica, esclude che le manovre per il Quirinale possano essere ritenute “le prove generali per altre operazioni politiche. C’è una linea precisa sia sulla legge elettorale che sulla riforma costituzionale, e quella non si ridiscute”, afferma. L’equilibrio che si è trovato “è solido”. Non è il caso che il Pd ricominci con “l’eterna querelle su cose già decise”. Parole che hanno il sapore di un ammiccamento nei confronti del Berlusconi, irritato e ferito dal comportamento beffardo che gli ha riservato il premier. Parole che, nello stesso tempo, suonano come un chiaro segnale verso chi nel Pd, da Damiano a Civati, passando per la vecchia guardia dei Bersani e dei D’Alema, vorrebbe ridiscutere tutto e mandare in soffitta il Patto del Nazareno. Si tratta, come non è difficile intuire, di una rinnovata politica dei due forni, di democristiana memoria… Anche se Delrio tende ad escluderlo. Più esattamente, questa volta i forni sono tre: uno per il governo, uno per le riforme, uno per il Quirinale. Con Renzi, uno e trino. Sempre che il centrodestra continui a muoversi in ordine sparso. Tra lusinghe governative, improbabili compromessi e radicali dissensi.