Il rimpianto di Fini: «Poteva essere An il partito della nazione»

Gianfranco Fini in un’intervista a Il Tempo non nasconde il rimpianto per l’occasione mancata del partito da lui prima fondato e poi sciolto. «Alleanza nazionale segnò uno dei primi momenti postideologici – ricorda l’ex presidente di An – Leo Valiani, che certamente non era sospettabile di simpatie per la destra, scrisse testualmente: a Fiuggi può nascere il partito della Nazione. Ironia della sorte la stessa definizione che oggi Renzi applica al Pd». Nell’intervista rilasciata ad Antonio Angeli, Fini dichiara tutta la propria estraneità ai partiti che si collocano a destra. «Oggi la destra italiana – dice l’ex presidente di Alleanza nazionale – è mille miglia lontana dalla fisionomia che aveva An. Perché oggi la destra è rappresentata da tre soggetti: Forza Italia che è un asset aziendale, poi i Fratelli d’Italia che si sono ridotti ad essere una costola della Lega, con posizioni sempre più antieuropeiste e sempre più improntate ad una polemica sull’immigrazione clandestina. E poi c’è la Lega, una destra minoritaria, protestataria, di stampo lepenista, una destra che può raccogliere dei voti, ma che rappresenta un’assicurazione sulla vita di Renzi, il quale governerà per altri dieci anni, se la destra avrà come baricentro la Lega».

La profezia di Fini su Salvini

Sulle motivazioni del successo di Matteo Salvini, l’ex leader di Msi, An e Futuro e libertà ritiene che «il consenso leghista al nord ci sia sempre stato e c’è tuttora. Io ho molti dubbi che ci sia un consenso altrettanto rilevante al centrosud, dove c’è la corsa sul carro del vincitore, da parte di segmenti del ceto politico». Previsioni per il futuro? «Forza Italia è talmente confusa nella linea politica e talmente condizionata dagli interessi di Berlusconi, da perdere progressivamente credibilità. Altri soggetti non ce ne sono e Salvini riempie questo spazio. Ma attenzione: incontro elettori che mi dicono che non voteranno mai per la Lega, qualche esponente politico, qualche consigliere fa un pensierino a candidarsi. La distinzione tra ceto politico ed elettori è fondamentale».