Riforme, la minoranza Pd pronta a non votare. Il M5S minaccia le dimissioni

La minaccia di non partecipare al voto finale sulle riforme, l’avvertimento sul fatto che i parlamentari di opposizione non possono essere bollati come «eversori», la stigmatizzazione della linea dura di questi giorni. È Francesco Boccia a scagliare l’attacco della minoranza Pd contro il governo e contro il partito e a ribadire nei fatti, ancora una volta, che la rottura del Patto del Nazareno non è stata un dato indifferente come Renzi & co. vorrebbero far credere.

La maratona notturna? «Un record negativo»

«Aver votato in una notte oltre 350 emendamenti a una riforma costituzionale, non so se rappresenta un record, ma se lo è, è un record negativo», ha detto il presidente della commissione Bilancio della Camera, spiegando che il voto della minoranza Pd non può più essere dato per scontato. Boccia ha lamentato la mancata mediazione da parte del «segretario-premier» e ha spiegato che il gruppo ha tenuto solo per la scelta di «non minare le fondamenta del Pd». Una decisione che potrebbe non essere replicata a marzo, in occasione della votazione finale. «Io – ha detto l’esponente della minoranza del partito – non ho alcuna intenzione di votare riforme con un Parlamento semivuoto, perché sarebbe un pessimo precedente».

La necessità di mediare

E se l’attacco al governo e alla maggioranza Pd è stato senza sconti, diversa è stata la posizione nei confronti delle opposizioni. «Alcune, come M5S hanno sbagliato toni e metodi, ma se tutte le opposizioni hanno deciso di uscire non possiamo pensare che siano tutti eversori», ha commentato Boccia, secondo il quale «c’è qualcosa che non funziona e noi dobbiamo farcene carico. Renzi ha chiesto una apertura di credito, gli è stata data con l’impegno a tenere aperta la mediazione, se non accade, se resta questa riforma, non la possiamo votare». E un invito a «promuovere una tregua» è venuto anche da Barbara Pollastrini, che rappresenta la corrente vicina a Gianni Cuperlo.

L’ultimatum del M5S

E un ultimatum è giunto anche dal Movimento 5 stelle. «Noi parlamentari M5s siamo pronti alle dimissioni per far cadere il Parlamento e andare alla urne», ha detto Alessandro Di Battista, intervenendo a una manifestazione grillina a Roma.