Riforma Rai, è una bufala di Renzi l’idea del decreto

Dicono che quando si comincia a parlare di Rai, per la politica siano dolori. Cosicchè ora che Matteo Renzi ha detto che se ne occuperà i dolori cominciano a farsi sentire. Più che altro urla. Intanto, come soffice panna, è montata l’idea che il governo possa agire per decreto. Idea bislacca, bufala, frutto di eccitazione o di sconforto. Perché quale possa essere la necessità e l’urgenza di un intervento sul servizio pubblico radiotelevisivo non lo si capisce. Nè lo potrebbe capire, ad esempio, il pio Mattarella.  Così come neppure si può dire che Renzi soffra di una qualche penalizzazione televisiva. Da un paio di anni a questa parte ci vive in tv. È la sua casa. È lì. Sempre e ovunque. Tutte le sante giornate. Anche all’improvviso. Come l’altra sera, quando ha fatto venire un pubblico travaso di bile a Michele Santoro andando a sedersi nello studio della seconda rete Rai affidato a Nicola Porro.

La bufala del fanfarone

Il gianburrasca toscano, che una ne pensa e cento ne annuncia, deve averci ragionato su. Ed essendo comunque abituato a spararle grosse, ha scartato anche stavolta. Ha preso quest’idea del decreto e l’ha buttata lì, l’ha fatta cadere con nonchalance, probabilmente per costringere tutti a non parlare d’altro. A lasciar stare i clandestini, l’Isis, la crisi e la mancanza di lavoro, per esempio. A non avventurarsi  su temi ostici e penalizzanti per la politica, come di quest’Europa e di chi ce la fa fare a cederle tutta questa sovranità in cambio solo di lacrime e sangue. Meglio buttarla in caciara, meglio appunto provare a spostare il tiro con un’altra bufala delle sue. E  inaugurare un bel dibattito sulla vecchia, cara mamma Rai. Annunciando l’ennesima riforma.

Il decreto attizza gli animi

Riforma che, immancabilmente, farebbe fuori i partiti dall’Azienda. Lancia il sasso Renzi e l’acqua diventa improvvisamente impetuosa. Perché attizza gli animi l’idea del decreto. Cosicché ci si accapiglia e il grido che rimbomba é forte ed è antico: giù le mai dalla Rai! Tanto antico e forte che il ricordo riporta dritti dritti ad alcune splendide vignette di Isidori. Centro, destra e sinistra si sbracciano, si insultano, si inseguono con dichiarazioni a raffica. Accuse e contraccuse. E nel frattempo Renzi tracima. A reti unificate.  Che poi è ciò che vuole. Che gli interessa davvero. Roba che Berlusconi al confronto sembra un neofita. Esserci e veicolare le mille e una bufala del suo governo: il programma di Matteo Renzi è questo. Rai, Mediaset, La7, Sky: ovunque. Intanto che gli altri s’azzuffano. E che la strombazzata riforma capace di cacciare via la politica dall’etere prenda una qualche forma. Campa cavallo.