Restaurazione televisiva, Baudo e Costanzo prenotano un posto

Immarcescibili. Pippo Baudo e Maurizio Costanzo tornano a far parlare di sé. E lo fanno a modo loro. Come se il tempo non passasse mai. Come se gli anni sulle spalle fossero solo forfora leggera. Altro che era glaciale e internet. Questi due dinosauri dell’etere sono ancora tra noi. Pronti a stupirci. Il settantanovenne spilungone catanese, fresco dell’omaggio ricevuto dal palco dell’Ariston da Carlo Conti che ha detto di ispirarsi a lui nella conduzione dell’evento più importante Rai, ha fatto capire che di pensionarsi non ha alcuna intenzione. Anzi, a scanso di equivoci ha posto la sua candidatura per l’anno prossimo: «Per i miei ottant’anni mi piacerebbe condurlo».

Costanzo torna con 4 prime serate

E mentre Baudo assaporava questa eventualità, anche Maurizio Costanzo, suo collega e competitor,  con singolare sincronia, annunciava il ritorno su Mediaset di quattro prime serate del suo successo più grande: “Il Maurizio Costanzo show“. Insomma, non c’è stato solo il ritorno – sfortunato – della Carrà o l’esibizione, versione “come eravamo”, di Al Bano e Romina. No, quel che pare stia avvenendo nella tv italiana è una sorta di restaurazione. Segno che la crescita esponenziale dell’età media dei fruitori del prodotto televisivo impedisce al nuovo di attecchire e che l’usato sicuro vende ancora bene.

Baudo: «La Dc non è morta»

Forse é anche per questo che  l’asso piglia tutto Matteo Renzi si impiccia ancora poco di televisione e non ha rivoltato gli organigrammi. Non ne ha bisogno. Il suo partito della Nazione somiglia sempre più alla vecchia Balena Bianca. Così, dopo l’arrivo al Colle di Mattarella, sembra più che naturale e giusto che un’altra chance l’abbiano Costanzo e Baudo. L’aria che si respira, del resto,  è quella: è aria di restaurazione. Anche di restaurazione televisiva. E Pippo Baudo l’ha sentita subito. Tant’è che a chi gli chiedeva se quello di Sanremo fosse ancora un festival democristiano ha risposto schietto: «La Dc ancora non è morta. E io mi sento ancora di farne parte». Perfetto.