Renzi canta vittoria, ma al Senato i voti sono risicati

L’ovazione con cui è stata accolta l’elezione di Sergio Mattarella non ha sciolto tutte le “incognite del circo politico “. Antonio Polito nel fondo del Corriere della Sera, analizza i fatti di questi giorni e le convulsioni che stanno agitando i partiti, in particolare quelli che sono usciti sconfitti dalla partita del Quirinale e che, per dirla con Matteo Renzi,ora si leccano le ferite. Certo,lo scambio di battute tra il premier e la truppa allo sbando di Alfano sono al vetriolo, lasciano presagire una navigazione tutt’altro che tranquilla per la “strana” maggioranza che sostiene il governo.

Il futuro del Nuovo centrodestra

Secondo Polito il vero nodo, la questione difficile da risolvere, e finora mai risolta, è quella di come possa un partito che si chiama Nuovo centrodestra stare in un governo organico di centrosinistra proponendosi di andare alle prossime elezioni con il centrodestra. Lapalissiano, potremmo dire. Questione, comunque, che si riflette, al di là della spregiudicata arroganza di Renzi, sui numeri davvero risicati con cui Renzi, al Senato dovrà fare i conti. “Nello sfavillio delle maggioranze che Renzi ha messo in mostra in questi mesi (una per il governo, una per le riforme, una per il Quirinale) – ricorda l’editorialista – si tende infatti a dimenticare che al Senato ne ha ogni giorno una risicatissima appesa proprio a quel partitino delle cui convulsioni il premier dichiara di non volersi curare”. E, per quanto possa al momento apparire improbabile, sarà giocoforza verificare se  e quanto il partito di Alfano potrà reggere nei confronti degli alfaniani che al governo non sono e “potrebbero tagliare la corda prima di finirci impiccati”.

Incaute esternazioni

Tra le incaute esternazioni di chi la battaglia per il Quirinale l’ha vinta, Polito sottolinea, inoltre, la fretta con la quale la Boschi ha ribadito che la norma  che depenalizza i reati fiscali, nota come decreto tre per cento, si farà . “Forse era meglio aspettare un attimo  di parlarne con il nuovo capo  dello Stato “, scrive il Corriere. Per una questione di stile, visto che si tratta di un decreto che dovrà firmare il presidente della Repubblica. Ma, chiediamo: da quando lo stile è una prerogativa del governo Renzi?