Rampelli attacca: no all’accorpamento dei tg e a una Rai governativa

Il lavoro della Vigilanza sull’assetto informativo della Rai – accorpamento dei tg – si concluso con l’approvazione all’unanimità della risoluzione Pisicchio ma ora Gubitosi dovrà sciogliere parecchi nodi che rimangono irrisolti. Le perplessità espresse in commissione sono state molte ed è Fabio Rampelli a fare il punto della situazione sul servizio pubblico radiotelevisivo.

Rai, altri i nodi irrisolti

«Ci auguriamo che l’approvazione della risoluzione venga accolta dal Direttore generale Gubitosi come un documento d’indirizzo cui ispirare i progetti futuri», specifica il capogruppo di Fratelli d’Italia-Alleanza nazionale Fabio Rampelli, che è componente della commissione di Vigilanza Rai. «Vanno ora approfonditi i molteplici aspetti della Rai lasciati irrisolti». Che sono molti e di natura diversa. L’elenco è lungo e i problemi annosi: «Il pluralismo politico fuori dalla par condicio, la lotta agli sprechi aziendali, le spese folli sostenute per i cachet, il mancato utilizzo delle professionalità interne, il monopolio delle esternalizzazioni dato ad alcune società per farne fuori altre, il mancato rispetto delle professionalità utilizzate».

Occorre un governance diversa

Ma c’è tanto altro ancora, aggiunge Rampelli. «Resta ancora da trovare una soluzione per i precari, per gli scarsi investimenti sulle produzioni, per il  rilancio e la messa a reddito delle reti regionali. C’è una scarsa promozione culturale italiana a iniziare dalla sua lingua: insomma va pensata e costruita una diversa governance che pur impedendo alla Rai di consegnarsi nelle mani del governo la liberi dalla lottizzazione dei partiti. Temi sui quali ci concentreremo nei prossimi mesi». Il rischio che l’accorpamento dei tg possa comprimere il pluralismo di un servizio pubblico naturalmente rimane.