Raffaele Fitto insiste: senza primarie Forza Italia affonda alle regionali

Il braccio di ferro tra Raffaele Fitto e Silvio Berlusconi non accenna a diminuire. Dopo la convention di sabato scorso, il deputato europeo di Forza Italia dai microfoni di La7 torna a farsi sentire. “Io non ambisco a nulla: voglio un centrodestra che sia esattamente percepito dagli elettori come alternativo a questo governo e chiedo un sistema di selezione della classe dirigente del partito, che superi la logica dei nominati dall’alto”, dice. Secondo Fitto, Forza Italia sta sbagliando tutto. E questa volta punta l’indice sulle prossime elezioni regionali.

Fitto rilancia le primarie

In vista di questo delicato appuntamento elettorale il tasso di confusone e il livello delle polemiche nel partito stanno ormai superando ogni limite. “Non ho capito quando sarà possibile confrontarsi”, aggiunge Raffaele Fitto. In mancanza di un confronto, è difficile immaginare cosa potrà accadere. “Io penso di poter dire che oggi Forza Italia e il centrodestra hanno problemi importanti: mi auguro che ci sia una posizione chiara che superi le polemiche”. Il capo dei cosiddetti “Ricostruttori” non deflette e rilancia il tema delle primarie “per evitare questo balletto di contrapposizioni”. Se fossero state svolte prima, spiega, avremmo avuto un terreno fertile e programmatico”. Non solo:”Avremmo potuto scegliere candidati con una legittimazione dal basso”.

Fitto e i “Ricostruttori”

Insomma, in Forza Italia i nervi sono sempre più tesi. Ci si parla a distanza, inviando messaggi conflittuali. Se le Regionali stanno diventando ormai un nuovo terreno di scontro, restano inalterate le distanze sul patto del Nazareno e i rapporti con Renzi. Per Fitto “bisogna ricostruire un centrodestra alternativo al governo Renzi”. Un obiettivo che, con tutta evidenza, non si concilia con la posizione che Berlusconi il quale finora ha sostenuto il premier sulle riforme costituzionali, costringendo FI ad una opposizione blanda sugli altri temi. Con il risultato di vedersi sfuggire la partita più importante: quella della presidenza della Repubblica. Qui la beffa incassata è stata colossale.