Primarie con rissa in Campania. Ed ora il Pd comincia ad avere paura

Quasi se la ride, Stefano Caldoro, governatore “azzurro” della Campania, alla vigilia delle primarie con rissa che il Pd, dopo averle rinviate per ben quattro volte, si accinge a celebrare nella sua regione. Si permette persino uno sfoggio di ironia quando un giornalista gli chiede un commento sull’argomento: «Mi auguro – è la sua risposta – che finalmente dopo le scazzottate che si sono dati riusciamo finalmente a parlare di programmi».

Bassolino preoccupato: «Con le primarie rischiamo di dissanguarci»

Che la situazione nel partito di Renzi sotto il Vesuvio sia ad altissimo rischio, lo confermano anche le parole di Antonio Bassolino, che di Caldoro è stato il predecessore alla guida della Regione. «È evidente – spiega l’ex-governatore – che con le primarie si corrono rischi e che bisogna controllarle, ma in Campania la destra a maggio potrà vincere solo se il Pd continuerà a dissanguarsi con le proprie mani». Un vero e proprio avviso ai naviganti che non si sa quale effetto potrà sortire tra i vari duellanti, soprattutto tra quelli più accreditati come l’europarlamentare Andrea Cozzolino e Vincenzo De Luca, l’ex-sindaco di Salerno incappato nelle maglie della legge Severino e a forte rischio ineleggibilità.

Cuperlo: «Finirà male come in Liguria»

Di «fatto anomalo» riferito allo scontro in atto in Campania parla invece Gianni Cuperlo, oppositore di Renzi. Da Cagliari, dove è impegnato nel convegno “Sinistra ddm Sardegna”, il dirigente democrat mette sullo stesso piano l’autosospensione dal Pd di Massimo Paolucci, che ha accusato Cozzolino e De Luca di aver stipulato alleanze elettorali con ambienti politici legati all’ex-sottosegretario Nicola Cosentino e il caso di Sergio Cofferati in Liguria. «Quello che temo – denuncia Cuperlo – in un grande partito non è il pluralismo, ma l’omologazione e il trasformismo che qualche volta mi sembra di cogliere».  Intanto, c’è chi, come De Luca, non spreca neppure un minuto del suo tempo e su Facebook avverte: «Se non scatta un’onda di mobilitazione, di partecipazione al voto delle primarie, la battaglia diventa molto delicata». E se lo dicono loro…