Pietro Mitolo, da pilota della RSI a bandiera dell’italianità altoatesina

Sempre in prima linea, Pietro Mitolo, scomparso nel 2010, sia che si trattasse di difendere i cieli italiani a bordo del suo biplano Fiat CR 42 con i colori della Repubblica Sociale, sia che si trattasse di difendere l’italianità dell’Alto Adige nei difficilissimi anni del secondo dopoguerra, gli anni degli attentati dinamitardi. Insieme al fratello Andrea, Pietro Mitolo rappresentò sempre un punto di riferimento per gli italiani che abitavano nella provincia di Bolzano. Città dove Mitolo era nato nel 1921, mentre il fratello era nato a Randazzo, città della quale la famiglia era originaria. Il padre era infatti nell’Arma dei carabinieri e si spostava in tutta Italia per servizio. Mitolo, che era ingegnere chimico, fu eletto più volte sia alla regione sia al parlamento sia infine all’europarlamento. Pilota da caccia, dopo l’8 settembre aderì, insieme col fratello che era alla Monterosa, alla Repubblica Sociale, dove combatté valorosamente fino alla fine della guerra. E al post 25 aprile è legato uno degli episodi più tragici della vita di Mitolo, episodio che non dimenticò mai e che lo convinse sempre più ad abbracciare il Movimento Sociale Italiano. Il 29 aprile 1945 a Gallarate il suo comandante Adriano Visconti si arrese ai partigiani, che promisero salva la vita a tutti in cambio della deposizione delle armi. Come è noto, i partigiani invece assassinarono Visconti e il tenente Stefanini con una raffica di mitra. Visconti fu finito con due colpi di pistola alla nuca.

Quando i comunisti sequestrarono Andrea Mitolo a Trento

Pietro Mitolo questo episodio non se lo scordò mai, e probabilmente dovette ricordarlo anche 25 anni dopo, nel luglio del 1970, quando i sindacalisti comunisti della Ignis di Trento picchiarono e sequestrarono il fratello Andrea e un sindacalista della Cisnal, Del Piccolo, e li fecero marciare per le strade di Trento con dei cartelli appesi al collo sul quale c’era scritto “Siamo due fascisti assassini”. Del Piccolo aveva tre costole rotte. La polizia scortò il corteo senza intervenire per la liberazione dei due sequestrati. Ma nessuna intimidazione o minaccia o atto di violenza poterono impaurire Pietro e Andrea Mitolo nella lunga battaglia che svolsero per decenni per la difesa degli italiani in Alto Adige. Quando morì, cinque anni fa, lo stesso presidente della Provincia Luis Durnwalder lo ricordò con parole commosse e di stima. Chi se li ricorda bene i due fratelli Mitolo è Giorgio Holzmann, della generazione successiva, anche lui esponente di spicco per anni del Msi altoatesino e poi di Alleanza Nazionale. A una elezione Holzmann ebbe diecimila preferenze, risultando il candidato più votato di tutti i partiti. «Sì, l’episodio vergognoso della Ignis di Trento fu quello che mi spinse ad aderire, tredicenne, al Msi. Ricordo che dopo i fatti corsi a iscrivermi alla Giovane Italia, allora organizzazione giovanile della fiamma». Mitolo, ricorda ancora Holzmann, anch’egli parlamentare, fu protagonista di tutte le avanzate elettorali, alcune clamorose, del Msi in Alto Adige: «I fratelli Mitolo erano molto intimi di Giorgio Almirante, tanto che gli ispirarono un famoso discorso sull’italianità dell’Alto Adige che il segretario pronunciò alla Camera in un immemorabile intervento durato molte ore». Nel 1983, ricorda ancora Holzmann, alla provincia passammo da uno a due consiglieri, mentre due anni dopo, sull’onda di una petizione pe rla modifica dello statuto dell’autonomia, al comune di Bolzano il Msi passò da 3 a 11 consiglieri, mentre il Pci scese da 11 a 6, segno inequivocabile che il Msi ancora una volta aveva pescato voti nelle fasce popolari. «Nel 1988 conseguimmo ancora una vittoria: alle provinciali raddoppiammo ancora il numero dei consiglieri, da 2 a 4 e al comune salimmo da 11 rappresentanti a 15: insomma, un voto su due della comunità italiana era nostro». E i due fratelli Mitolo erano sempre sul territorio. Andrea fu eletto alla Camera per la X legislatura ma – come ricorda Holzmann – dopo due anni si ammalò gravemente e non poté continuare il lavoro iniziato. Le sinistre lo accusarono di assenteismo, speculando sul grave stato di salute di Andrea Mitolo. Non volevano proprio perdonare chi le aveva sconfitte per anni sul tema dei problemi veri della popolazione.

Un’operazione al cuore gli fu fatale

Degli ultimi giorni di Pietro Mitolo, Holzmann ha un ricordo vivido, e non ne può parlare senza commuoversi: «Lui doveva andare a Brescia per subire un delicato intervento al cuore. Il sabato precedente pranzammo insieme, non era preoccupato, o almeno non lo dava a vedere. Il martedì successivo, da Brescia, mi telefonò, io ero parlamentare allora, per chiedermi notizie del collega deputato e di partito Enzo Fragalà, aggredito a Palermo e lasciato in fin di vita. Gli dissi che stavo entrando in quel momento a Montecitorio e che non appena avessi avuto notizie più precise lo avrei informato. In quel momento la sua voce si fece più lontana perché lo stavano trasportando nella camera operatoria, dalla quale non sarebbe più tornato. Ricordo solo che due giorni dopo, alla Camera, commemorammo insieme Pietro Mitolo ed Enzo Fragalà».