Pd, nasce la corrente dei cattorenziani. Ecco chi c’è e chi si smarca

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Un potenziale di circa settanta parlamentari, una buona dose di «Dc nel Dna», il riconoscimento senza se e senza ma della leadership di Matteo Renzi: è una nuova corrente che sta nascendo all’interno del Pd e di cui dà notizia Repubblica, trovandole anche un nome, «i cattorenziani».

Ecco chi sono i «cattorenziani»

Il regista dell’operazione sarebbe, secondo quanto riferisce il quotidiano di Ezio Mauro, Graziano Delrio. L’atto di fondazione interno sarebbe stato una riunione in un caffè del quartiere Prati, che si è svolta giovedì. Lì si sono ritrovati Angelo Rughetti, Matteo Richetti, Lorenzo Guerini e Beppe Fioroni, che hanno sancito l’alleanza in vista del lancio ufficiale della corrente, che dovrebbe arrivare dopo Pasqua con un grande incontro pubblico. Già pronta la bozza del documento programmatico, al quale lavorano Andrea Romano e Simona Malpezzi. Il coordinamento del progetto, invece, è affidato a Richetti, mentre tra le adesioni Repubblica prospetta quella dei veltroniani Walter Verini e Andrea Martella e del lettiano Gianni Del Moro, che però appena è circolata la notizia ha smentito.

Il “giuramento di fedeltà” a Renzi

Renzi sarebbe stato informato in anticipo dell’operazione, senza opporsi. Del resto, l’obiettivo del gruppo sarebbe quello di puntellarne l’azione, anche facendo argine alle minoranze interne. «La sua leadership – si legge nel documento programmatico – è il segno più chiaro di questa radicale apertura («a tutti gli iscritti Pd e a tutti coloro che pensano che la politica possa svolgere un ruolo determinante nella società e nelle istituzioni territoriali e nazionali», si legge in un altro passaggio), all’insegna della ricostruzione della nazione dopo decenni di declino e di retorica del declino».

Ma anche tra i renziani ci sono malumori

Ancora prima di nascere ufficialmente, però, la corrente dei catto-renziani già provoca qualche malumore.  Intanto ci sono le parole con cui Del Moro ha voluto smentire la sua adesione: «Se il progetto fosse realmente quello raccontato dai giornali – ha detto – preferisco guardare avanti, mescolando esperienza e storie diverse nel vero spirito innovatore del Partito democratico che attardarmi in ricordi nostalgici». Poi ci sono le agitazioni delle altre correnti, che si leggono dietro alle parole con cui Barbara Pollastrini ha annunciato la sua partecipazione all’assemblea nazionale della Sinistradem: «Finalmente uno spazio nel Pd in cui i protagonisti non siano solo i soliti noti» e in cui si possono arginare i «rischi di neocentrismo», che il Pd corre «senza una nuova sinistra». Soprattutto, però, ci sono le resistenze interne agli stessi renziani, di cui è ancora Repubblica a dare conto. «Tra maldipancia e qualche veleno – si legge nell’articolo – c’è chi ricorda che furono proprio Fioroni e Guerini, Richetti e Rughetti a organizzare la cena dei sessantadue dem, dalla quale uscì fuori il nome di Sergio Mattarella, sbarrando la strada al “candidato del Nazareno” Giuliano Amato».