Pd, ecco i catto-renziani. Richetti: per carità, non chiamatela corrente…

Sta per emettere i primi vagiti l’ennesima corrente all’interno del Pd, quella dei cattorenziani, alias “centurioni”  di Matteo Renzi d’impronta liberal-cattolica. Matteo Richetti, deputato Pd, alla Camera riunirà un gruppo di parlamentari così definiti per il battesimo ufficiale di questa neo-formazione che sta già suscitando malumori e ironie. A chi chiede a Richetti se abbia sentito il premier dopo il suo “no” perentorio alle correnti nel Pd, il parlamentare risponde: «Sì, andiamo avanti con serenità». Del resto lui non la definisce una corrente, bensì un «contributo di idee».

La galassia dei cattorenziani

«Leggo la lettera di Renzi come un incoraggiamento: nello spirito del “sì alle idee, no alle correnti”: non do vita a nessuna corrente ma raccolgo le idee di tanti». Un ironico Alfredo D’Attorre, del resto, aveva già commentato con un stilettata la nuova corrente dei fedelissimi del premier: «Renzi è sempre stato contrario alle correnti, ma a quelle degli altri, di quelli cioè che non la pensano come lui». Richetti spiega la mission di questa “corrente-non corrente”: «Anche rispetto a percorsi fondamentali come le riforme istituzionali e il lavoro, al di là degli interventi dei singoli deputati, c’è bisogno di discussioni più approfondite per un contributo costruttivo all’interno dei gruppi parlamentari». Richetti sottolinea che la lettera con cui Matteo Renzi  ha ribadito il suo no alle correnti nel partito, non è uno stop all’iniziativa, perché l’intento non è costituire una nuova corrente ma aprire un confronto di idee».

Renzi non vuole correnti, tranne le sue

La corrente dei “catto-renziani” che va da Graziano Delrio a Lorenzo Guerini fino ad arrivare a Giuseppe Fioroni, non fa registrare a Pippo Civati “una novità strepitosa. Diciamo che siamo alla Great-Margherita. Mi sembra una corrente renzian-renziana», ironizza. Una ricostruzione di qualche giorno fa sosteneva che Renzi sarebbe stato informato in anticipo dell’operazione, senza opporsi. Del resto, l’obiettivo del gruppo sarebbe quello di fargli “da sponda”, anche facendo argine alle minoranze interne. Il sismografo interno al Pd è lievemente agitato e non c’è chi nei giorni scorsi ha annunciato l’assemblea nazionale della Sinistradem in cui si possono arginare i «rischi di neocentrismo», che il Pd corre «senza una nuova sinistra», ha detto la Pollastrini.  Ci sarebero poi anche i maldipancia le resistenze interne agli stessi renziani, secondo alcuni “retroscenisti”. Insomma, per non essere una corrente, sembra averne tutti i difetti e tutti i veleni.