Pansa parla del suo libro: non sputate sulla destra, l’Italia ne ha bisogno

Dopo avere scritto Il sangue dei vinti Giampaolo Pansa ha sempre tenuto viva l’attenzione sul mondo della destra, che ricambia l’interesse, con una serie di titoli che raccontano la storia del dopoguerra con un’ottica alternativa a quella “canonica” della vulgata compiacente verso la sinistra. Una buona scrittura e una buona memoria sono i pilastri sui quali si fonda il suo ultimo libro, in questi giorni in libreria per i tipi di Rizzoli, La destra siamo noi. Una controstoria italiana da Scelba a Salvini (pp. 360, euro 19,90). Un accostamento, quello fra Scelba e Salvini, destinato a a far discutere, perché Scelba era il ministro degli Interni che voleva mettere fuori legge il Msi e Salvini è un contestatore anti-euro che certo ha poco a che fare con la destra democristiana. “Ma Scelba – ribatte Pansa – voleva anche mettere  fuorilegge il Pci dopo l’attentato a Togliatti. Fu De Gasperi a dirgli un no secco, di quelli  che solo lui sapeva dire”.

Che fa Pansa, riscrive il pantheon della destra?

Ho solo voluto ribadire con questo libro un concetto fondamentale: la destra in tutte le sue varianti – neofascismo, moderatismo, destra reazionaria ecc. ecc. – è stata protagonista della storia dell’Italia nel dopoguerra ed è stato sbagliato considerare quel mondo come un’area di bombaroli neri da stangare e da tenere ai margini. La destra appartiene alla vita di questo paese, per questo il titolo è ‘la destra siamo noi’.

Mi descriva che destra è quella di Berlusconi.

Berlusconi nel libro non c’è. Ho scritto tanto di lui. Gli ho dedicato un libro quattro anni prima che scendesse in campo. È un errore pensare che la destra diventa protagonista solo con Berlusconi. C’era anche prima. Berlusconi è certo un uomo di destra, un non violento, un signore che ama dare baci anziché botte. Chi lo dipinge come un potenziale dittatore non ha capito nulla.

Il Msi era più neofascista o di destra?

Era tutt’e due le cose e aveva un grande leader come Almirante che conosceva bene l’Italia, infatti nel 1974 cercò di convincere il suo partito a non appoggiare il referendum contro il divorzio. Di Almirante nel libro si parla a lungo, e non potrebbe essere altrimenti.

Da Almirante a Salvini: è un percorso immaginabile?

Salvini è un signore furbo che ha approfittato del vuoto che aveva attorno ed è stato molto abile nel cercare voti. Avrà successo da un punto di vista elettorale ma secondo me non è in grado di guidare un partito nuovo di centrodestra, non ne ha soprattutto le capacità culturali.

Il suo libro è una sorta di risarcimento alla destra italiana per l’ostracismo decennale che ha subito?

Il nocciolo del mio libro è che nessuna democrazia si regge su un solo partito. Ciò che Renzi ha in animo di fare è un esperimento tragico: se riesce a fare il partito della nazione mettendo tutti gli altri nell’angolo, tutti ne risulteremo impoveriti, soprattutto dal punto di vista della libertà.