Panebianco: «E se la vittoria di Renzi oggi si rivelasse un boomerang?»

Brillante l’operazione di Renzi sul Quirinale? Un campione di tattica, l’ex sindaco di Firenze? Può darsi. E se avesse vinto “troppo”? “Se la sua vittoria di oggi si rivelasse un boomerang domani”? La domanda, con la consueta lucidità, la pone Angelo Panebianco dalle colonne del Corriere della Sera. Il punto centrale, ovviamente, riguarda il futuro della collaborazione fra RenziBerlusconi. Un Berlusconi indebolito e in difficoltà nel trascinarsi dietro un numero di parlamentari sufficiente non servirebbe neanche a Renzi. Il Cavaliere finora è stato utile nello scardinare le resistenze interne al Pd sulla strada delle riforme: legge elettorale,Senato, Jobs act, eccetera. Che cosa accadrà se questo puntello dovesse venir meno? In questo caso, sostiene Panebianco, i veri vincitori della partita sulla presidenza della Repubblica “risulterebbero essere non i renziani ma i nemici di Renzi e del Patto del Nazareno“.

Nel centrodestra crisi di leadership

L’asse della analisi si sposta, a questo punto, sul versante del centrodestra. Qui la crisi “non è soltanto una questione di leadership: un capo in declino e nessun sostituto in vista”. Il problema è più ampio e complesso. Il fatto è che ci sono “rilevanti segmenti della società che in passato avevano guardato a Berlusconi“, che ora si spostano verso Renzi, pronti a scommettere sul suo riformismo. Ciò “automaticamente toglie spazio al centrodestra” e “ne riduce drasticamente il serbatoio elettorale”. Lo stesso successo (relativo) di Matteo Salvini, aggiunge Panebianco, “su posizioni estremiste, è in realtà una dimostrazione che, a causa della affermazione della leadership di Renzi, lo stritolamento elettorale della destra, e la sua ghettizzazione, non sono al momento contrastabili”.

Quando si esaurirà la spinta di Renzi?

Ma è tutto così chiaro, definito e certo? Lo stesso Panebianco, in verità, ricorda una vecchia regola che invita ad essere cauti nelle previsioni. La regola in base alla quale la politica è imprevedibile. L’unica scommessa che forse si potrebbe fare, confessa, è che fin quando non si sarà esaurita la “spinta propulsiva” di Matteo Renzi, non ci sarà spazio per una rinascita del centrodestra. Quando finirà quella spinta, la parte della società italiana che, culturalmente, non ha nulla in comune con la sinistra, toglierà la delega a Renzi e si metterà
a cercare un nuovo cavallo su cui puntare a destra. Quanto tempo ci vorrà, allora, perchè la destra rinasca? Un anno, due, o forse più?
Difficile dirlo. Se Renzi – conclude il politologo – per eccesso di fiducia in se stesso, tira troppo la corda, i tempi si potrebbero accelerare.
Pur rispettando le considerazioni di Panebianco, osserviamo, però, che di riforme utili al Paese, soprattutto in campo economico,
l’ex sindaco di Firenze non ne ha fatte. I dati, tutti i dati, micro e macro economici, parlano di una Italia in crisi profonda. E di sfiducia crescente nei confronti del governo da parte della opinione pubblica.