Omicidio Alpi-Hrovatin, tutto da rifare. In carcere da anni un innocente?

Cambia versione in modo radicale il supertestimone del processo per l’omicidio di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, inviata e cameraman del Tg3 uccisi in Somalia nel 1994. Un crimine avvolto ancora in dubbi e misteri dopo 21 anni. Ahmed Ali Rage, il somalo che ha accusato degli omicidi il giovane connazionale Omar Hashi Hassan, condannato in via definitiva a 26 anni, ha raccontato a Chi l’ha visto? che «l’uomo in carcere è innocente», secondo quanto reso noto dalla stessa trasmissione. «Io non ho visto chi ha sparato. Non ero là – ha detto Rage, soprannominato Jelle, all’inviata del programma -. Mi hanno chiesto di indicare un uomo». E le sue accuse si fanno ancora più gravi, seppure generiche. Gli italiani avevano fretta di chiudere il caso – prosegue la ricostruzione – «e gli hanno promesso denaro in cambio di una sua testimonianza al processo: doveva accusare un somalo del duplice omicidio». “Jelle” indicò Hashi all’allora pm della procura di Roma Franco Ionta durante un interrogatorio, ma poi non si presentò a deporre al processo e fuggì all’estero. Finora era considerato irreperibile dalle autorità italiane. Per la sua testimonianza il giovane Hashi fu arrestato e condannato all’ergastolo. Alpi e Hrovatin furono uccisi il 20 marzo 1994 a Mogadiscio. La giornalista stava indagando su un traffico di armi e aveva da poco intervistato un capo locale, il sultano di Bosaso, poi divenuto uno dei testimoni chiave della vicenda. Per quegli omicidi, dopo anni di indagini, l’unico colpevole riconosciuto è Hashi Omar Hassan, arrivato a Roma per testimoniare sulle presunte violenze di militari italiani ai danni della popolazione somala. Arrestato e rinviato a giudizio, è stato assolto in primo grado, condannato all’ergastolo in appello e quindi a 26 anni definitivamente in Cassazione. Sta scontando la pena nel carcere di Padova. La famiglia Alpi ha sempre sostenuto – assieme ad alcuni giornalisti, esperti e parlamentari -, che la verità sull’uccisione della figlia e del collega non era ancora stata trovata e che qualcuno aveva coperto i responsabili e occultato le prove. «L’intervista di Chi l’ha visto? al supertestimone dell’omicidio di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin è un documento giornalistico eccezionale che riapre una volta per tutte il caso dell’esecuzione di Mogadiscio del 1994», sottolinea il direttore di Rai3 Andrea Vianello. «Le rivelazioni di Jelle – prosegue Vianelo – confermano quello che da anni la famiglia Alpi e molti giornalisti tenacemente sostengono: e cioè che in carcere ci sarebbe un innocente usato come capro espiatorio e che gravissimi depistaggi avrebbero inquinato le inchieste. Spero davvero che lo scoop del programma di Federica Sciarelli serva a spingere gli inquirenti a riaprire definitivamente le indagini sull’assassinio dei due nostri colleghi che aspettano invano giustizia da così tanti anni».