Obama conferma la morte di Kayla, la cooperante rapita dall’Isis

È stato Barack Obama a confermarlo: Kayla Jean Mueller, l’operatrice americana ostaggio dell’Isis, è morta davvero. La notizia era stata divulgata dagli stessi terroristi che avevano attribuito la colpa ai bombardamenti giordani, ma era rimasta senza riscontri. I jihadisti, quindi, hanno deciso di mostrare le prove alla famiglia, con una modalità che ne conferma la bestialità: hanno inviato ai genitori delle foto del corpo della ragazza. «Con il cuore infranto, dobbiamo condividere che abbiamo avuto la conferma che Kayla Jean Mueller ha perso la vita», sono state le parole che i genitori della cooperante hanno affidato a un comunicato.

Il cordoglio di Obama

«È con profonda tristezza che abbiamo appreso della morte di Kayla Jean Mueller», si leggeva in un comunicato della Casa Bianca, in cui il presidente aggiungeva che «in nome del popolo americano, Michelle ed io rivolgiamo le nostre più profonde condoglianze alla famiglia di Kayla, i suoi genitori Marsha e Carl, suo fratello Eric e la sua famiglia e tutti coloro che amavano Kayla. In questo momento di inimmaginabile sofferenza, il Paese si unisce al loro dolore».

La promessa di catturare i terroristi

Nessun dettaglio è stato divulgato sul modo in cui sia rimasta uccisa la ragazza, una volontaria 26enne originaria di Prescott in Arizona. Ma, annunciandone la morte, la Casa Bianca ha fatto un riferimento diretto ai jihadisti, assicurando che «non importa quanto tempo ci vorrà, gli Stati Uniti troveranno e porteranno davanti alla giustizia i terroristi responsabili per la prigionia e la morte di Kayla». L’Isis, è stata la conclusione del messaggio, «è un gruppo terroristico odioso, le cui azioni sono in estremo contrasto con lo spirito delle persone come Kayla».