Mogherini commissariata da Juncker. Finora ha collezionato solo flop

Ha detto che la nomina è stata «concordata» con lei e che «assolutamente non è un commissariamento». Ma certo per Federica Mogherini il fatto che il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker abbia nominato l’ex commissario Ue Michel Barnier come super consulente per la Difesa e la Sicurezza non è una vicenda gratificante, né tanto meno che ne puntella l’autorità e il prestigio nel ruolo di Alto commissario per la Politica estera dell’Ue. Tant’è che, a nomina avvenuta, da Washington dove si trovava in missione, è dovuta correre ai ripari con spiegazioni e giustificazioni.

La giustificazione di Mogherini

«Resta ovviamente nelle mie mani tutto ciò che il Trattato dà alla mia funzione, ovvero la guida della politica Estera, di Sicurezza e di Difesa dell’Ue», ha detto Mogherini, sottolineando che la decisione è stata presa «insieme al presidente Junker» e parlando di «lavoro di squadra». E ancora: «La nomina è relativa a una funzione che Barnier eserciterà di consiglio, di sostegno e advisor al presidente su quelle parti sulle quali la Commissione europea ha una competenza specifica in tema di Difesa, che è una parte industrial e di ricerca».

Estromessa dai dossier di peso

Dunque, il tentativo è quello di dire che nessuna delle sue competenze è stata scalfita. Una spiegazione che però appare debole alla luce di quanto e come Mogherini sia riuscita ad esercitare il suo ruolo da quando, circa cento giorni fa, lo ha assunto. La nomina di Barnier, infatti, arriva dopo una significativa sequela di buchi nell’acqua ed estromissioni, fra le quali spicca per rilievo e vicinanza cronologica l’esclusione dal vertice di Minsk sull’Ucraina, dove l’Europa era rappresentata da Angela Merkel e Francois Hollande e non dal suo Alto commissario. E se anche la sua partecipazione alle trattative in corso sulla Libia non spicca per centralità, resta totalmente non pervenuta l’azione che avrebbe potuto esercitare perché l’Ue riconoscesse come affare europeo la vicenda dei marò. D’altra parte, il suo mandato si era aperto con una strana modalità di avvicendamento: invece che lei, fu la commissaria uscente, Catherine Ashton, a guidare la trattativa con l’Iran sul nucleare.