Macaluso rimpiange Guareschi: «Noi trinariciuti meglio dei renziani…»

Solo fino a poco tempo fa sarebbe stato semplicemente impensabile immaginare che un comunista come Emanuele Macaluso potesse un giorno arrivare ad invocare la penna corrosiva di Giovannino Guareschi per assestare un paio di colpetti niente male ai “compagnucci” odierni. Quel giorno è arrivato, complice il voltafaccia dei senatori del Pd che prima hanno “assolto” il leghista Roberto Calderoli nella Giunta per le immunità del Senato per alcune sue discutibili valutazioni sull’ex-ministro Cecile Kyenge, mentre ora si accingerebbero (il condizionale è d’obbligo a questo punto) a “rinviarlo a giudizio” nel voto dell’aula.

Quando l’Unita titolò: «Ieri non è morto nessuno»

Un voltafaccia che a Macaluso non è piaciuto neanche un po’ e ora – chi può – si gode il siparietto postideologico di un ex-direttore dell’Unità che cita il “papà” di Peppone e Don Camillo cui proprio il giornale “fondato da Antonio Gramsci” negò l’onore delle armi persino dopo la sua scomparsa, avvenuta nel 1968,  («Ieri non è morto nessuno», fu il feroce commento del corsivista Fortebraccio). Altri tempi. Non per niente Guareschi li disegnava con tre narici («trinariciuti»), quasi ad accreditarne la diversità antropologica. «Giovannino Guareschi – scrive invece ora con malcelata nostalgia Macaluso – derideva i comunista con una battuta passata alla storia: “Contrordine Compagni!”. Egli intendeva la disciplina cieca e assoluta che vigeva nel Pci».

Macaluso: «Il Pd ora osserva il “Contrordine Amici!»

Tutt’altra vita si conduce oggi nel Pd, dice in sostanza Macaluso, che prende spunto proprio dal repentino dietrofront dei “renziani” sulla vicenda Calderoli per assestare un bel diretto ai “nuovisti” del Pd: «Com’è noto – aggiunge infatti l’ex-dirigente comunista – i “compagni” non ci sono più e la definizione viene considerata come parolaccia. Tuttavia – è la sua ironica conclusione – come si dice oggi, il “Contrordine Amici” funziona». Impossibile dargli torto.