L’ultimo diktat del politically correct: vietato dire “Signore” e “Signora”

Vietato usare le espressioni “Mr”, “Mrs” e “Ms”. È l’ultimo diktat del politicamente corretto, che arriva da un luogo sorprendente: la City University  di New York. I vertici dell’ateneo hanno invitato docenti e impiegati a non rivolgersi più agli studenti chiamandoli “Signore”, “Signora” e “Signorina” nell’ottica di «uno sforzo continuo per assicurare un ambiente accogliente e inclusivo di genere». Per evitare, insomma, che qualcuno possa sentirsi offeso da un riferimento alla sua identità di genere o, nel caso delle signore e delle signorine, al suo stato civile.

Niente libertà di parola nei Campus Usa

La vicenda è stata riportata da Il Foglio nell’articolo «Nei campus d’America impazza la guerra del pol. corr. del linguaggio», in cui sono ripercorse le tappe di “conquista” del politically correct. E il parallelo arretramento della libertà di espressione e pensiero. Un percorso iniziato alla fine degli anni Ottanta, le cui conseguenze sono state sintetizzate in un recente studio della Fondazione per i diritti individuali in materia di istruzione. Condotta su 392 campus, la ricerca ha evidenziato che nel 65 per cento dei college viene violato il diritto alla libertà di parola.

“Censurata” anche la Costituzione

Il Foglio riporta esempi concreti di come questo avvenga. La McNeese State University della Luoisiana ha stabilito che potranno essere sanzionate non solo le offese, ma tutte le «osservazioni che potrebbero essere viste da altri come offensive», indipendentemente dal fatto che oggettivamente lo siano. A Princeton non si può più usare la parola «stupro» e bisogna dire, invece, «penetrazione non consensuale». All’Università delle Hawaii perfino alcuni studenti che distribuivano la Costituzione sono finiti sotto la scure della censura: lo stavano facendo fuori dalla «zona di libero discorso del campus», l’unica in cui è possibile manifestare opinioni e pensieri.

Effetti paradossali

C’è poi il caso del Mount Holyoke College, dove è stata bloccata la rappresentazione dei Monologhi della vagina perché lascia fuori le transgender. Un paradosso nel paradosso, visto che l’opera della fine degli anni Novanta, poi diventata bandiera della violenza contro le donne, fu anche adottata come bandiera di un nuovo femminismo. Ovvero fu interpretata in continuità con quel pensiero che, più di altri, passando per la guerra alle differenze di genere, ha imposto la dittatura del politicamente corretto e che ora porta alla censura delle sue stesse espressioni.