L’Italia si schiera con il benzinaio che ha sparato al rapinatore rom

E’ una difesa senza se e senza ma. Luca Zaia, presidente leghista del Veneto, si schiera con decisione accanto al benzinaio Graziano Stacchio, il cui nome è stato iscritto nel registro degli indagati della Procura di Vicenza «come atto dovuto – precisa il procuratore capo – per «l’astratta ipotesi di reato eccesso colposo in legittima difesa, ovvero nell’uso legittimo delle armi», dopo aver fatto fuoco con un fucile alle gambe del rom Albano Cassol, uno zingaro 41enne, poi deceduto, che insieme ad alcuni complici aveva assalito la gioielleria ZancanPonte di Nanto armati di kalashnikov e picconi.
«L’iscrizione di Graziano Stacchio nel registro degli indagati sarà anche un atto dovuto – ribatte Zaia – ma le azioni di questo brav’uomo dovranno essere valutate prima di tutto con la legge non scritta del buon senso», si augura Zaia. Che vede il gesto del benzinaio come «uno slancio di generosità verso la giovane commessa della gioielleria che stava rischiando grosso».
Stacchio «non è un giustiziere – sottolinea il presidente Veneto – è un uomo che non ha esitato a mettere a rischio la propria incolumità e a fronteggiare un grave atto criminale che si stava compiendo e che è stato lui stesso bersaglio di vari colpi di arma da fuoco. Non fuggire non è una colpa».

Rapine e conflitti a fuoco, la lunga carriera criminale del rom

«Anche in questo caso – rileva Zaia – ho piena fiducia nell’operato degli inquirenti e della magistratura e sono certo che la posizione di questo benzinaio onesto coinvolto in una vicenda forse più grande di lui sarà valutata con equilibrio.
«Il sentimento popolare – conclude il presidente del Veneto – non è una legge, ma una realtà che non si può non valutare per il suo significativo peso. La criminalità dilaga, la gente ha paura, sente lo Stato lontano come mai prima d’ora, ma non vuole chinare la testa. A Graziano faccio sentire la mia vicinanza, pronto anch’io, come i tanti sindaci della zona, a indossare la maglietta “Io sto con Stacchio“, non contro la legge, ma per una legge davvero giusta».
Anche Ignazio La Russa esprime solidarietà e «piena vicinanza alla comunità di Ponte di Nanto e al suo sindaco che «si sono schierati a sostegno del benzinaio Graziano Stacchio che con coraggio, anziché pensare alla propria esclusiva incolumità, è intervenuto con lo scopo di difendere altre persone, a interrompere un grave fatto delittuoso».
«Mi auguro – conclude La Russa – che la magistratura alla luce dei doverosi accertamenti escluda ogni azione penale nei confronti di Graziano Stacchio a cui va un forte senso di solidarietà».
D’altra parte la ricostruzione dell’agguato non lascia spazio adubbi. Il nomade morto aveva alle spalle un curriculum criminale notevole. Il suo passato è fatto di furti, rapine, sparatorie e un arresto per tentato omicidio: quando i Carabinieri di Vicenza gli misero le manette l’ultima volta, nel 2004, scoprirono che il suo dna corrispondeva con quello di due capelli repertati dopo un conflitto a fuoco tra malviventi e militari dell’Arma nel 1999 a Mantova. Cassol era uscito dal carcere l’ultima volta nel 2012. Ed evidentemente la sua carriera criminale non si era interrotta. Fino a ieri.