L’Isis pronto ad attaccare le navi italiane. Ecco il documento

La denuncia dell’ambasciatore egiziano Nasser Kamel («c’è il rischio che barconi di terroristi arrivino sulle coste italiane») è solo uno dei tanti elementi che delineano il pericolo per il nostro Paese. A rilanciare l’allarme – come si legge su congedatifolgore.com – è in particolare un documento dell’Isis trovato sul web e tradotto dalla Quilliam Foundation, think tank antijihadista inglese.

Il documento dell’Isis

«La Libia, scrive Abu Ahim al Libim, ha una lunga linea di costa che affaccia sugli Stati crociati del sud Europa, che possono essere raggiunti anche con imbarcazioni rudimentali. L’immigrazione illegale dalle coste libiche è massiccia e secondo molti di questi immigrati è facile passare attraverso le maglie della vigilanza marittima e arrivare nelle città. Se questo fosse anche solo parzialmente sfruttato e sviluppato strategicamente, il caos potrebbe essere portato nell’Europa del Sud. E potrebbe anche accadere che si arriverebbe ad una chiusura del traffico marittimo a causa degli attacchi alle navi crociate e alle petroliere». L’ipotesi di attacchi alle navi da crociera è remota, perché, come ricorda l’ad di Msc Crociere «non abbiamo navi che incrociano in quella zona».

Ecco quali sono le navi italiane a rischio

Più concreta l’ipotesi che possano essere attaccate navi mercatili dirottate dalla Marina militare o dalla Guardia Costiera italiana o maltese o greca per prestare assistenza ai barconi. Non può essere escluso – continua congedati.com – neppure l’attacco a pescherecci oppure a navi dello stesso dispositivo di soccorso. Non a quelle della Marina militare italiana, ben difese, ma a unità civili come la Phoenix I nave di 43 metri gestita dall’ong maltese Moas, creata dall’imprenditrice italiana Regina Catrambone e dal marito Christoper, americano che fino all’11 novembre (ma a primavera pianifica di ripartire) ha prestato assistenza a migliaia di migranti nel canale di Sicilia. E che era assolutamente disarmata.