L’Isis conquista la Libia. FI: «Grazie a Obama, Sarkozy e Cameron…»

Sono stati uccisi i 21 egiziani coopti rapiti dall’Isis a Sirte i primi di gennaio. Lo ha confermato il parlamento libico, secondo quanto riferito dalla tv di Stato citata dal Daily News Egypt su Twitter. La notizia, che era stata anticipata dai media egiziani, è arrivata nel pieno dell’allarme internazionale per la presa della città libica da parte dei jihadisti.

L’Italia pronta all’intervento

Uno stato di allerta che investe prima di tutto l’Italia, poiché Sirte, come sottolineato dal ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, si trova «a sole 200-300 miglia marine da noi». «Una situazione che minaccia l’Italia», ha proseguito il ministro, chiarendo che «siamo pronti a intervenire, in un quadro di legalità internazionale» nel caso dovesse fallire la mediazione dell’Onu.

Gasparri: «Un regalo di Obama, Sarkozy e Cameron»

L’Isis in Libia è un «regalo di tre irresponsabili, Barack Obama, Nicolas Sarkozy e David Cameron e di chi in Italia non ascoltò i dubbi di Berlusconi», ha scritto su Twitter Maurizio Gasparri, mentre la Farnesina ha invitato tutti gli italiani a lasciare subito il Paese e si fanno più pressanti anche le preoccupazioni per i rischi connessi all’immigrazione, visto che proprio dalla Libia parte la gran parte di barconi di disperati diretti in Italia e fra i quali, hanno ribadito gli analisti, possono nascondersi anche i terroristi.

La conquista di Sirte

I jihadisti sono entrati a Sirte nelle scorse ore e hanno preso il controllo di una tv governativa e di due radio locali, Radio Syrte e Mekmedas, da cui hanno subito iniziato a far risuonare i proclami del “califfo” Abu Bakr al Baghdadi. La città è stata conquistata partendo dalla Cirenaica, dove da tempo è stato proclamato il califfato di Derna e dopo un tentativo di entrare a Tripoli, dove il 27 gennaio è stato realizzato un attentato kamikaze all’hotel Corinthia, nel quale hanno perso la vita almeno 5 cittadini stranieri. E già si inizia a temere per una avanzata verso Surman, al confine con la Tunisia, dove gli affiliati di al Baghdadi hanno distribuito volantini con “dettami” per le donne, minacciando il ricorso alle armi per chi non si adegua.