L’illusion-Tsipras sta già svanendo, la Grecia è sull’orlo del default

Anche Moody’s rema contro Atene: a quattro giorni dall’Eurogruppo dove il braccio di ferro della Grecia con i creditori rischia una rottura definitiva, l’agenzia di rating minaccia una nuova bocciatura dopo quella di S&P di ieri. Una nuova tegola per il governo Tsipras, le cui trattative con l’Europa, hanno un esito “estremamente incerto” – scrivono gli analisti di Moody’s – che rischia di peggiorare la liquidità di Atene. Tanto il rating “Caa1” di Moody’s, posto sotto osservazione in quello che pare il preludio di un downgrade, quanto il “B-” di S&P decretato ieri, sottolineano del resto rischi elevati. Non si tratta solo delle banche, che combattono con depositi in fuga e sono dipendenti da 59,5 miliardi di liquidità d’emergenza dell’istituto centrale dopo la decisione della Bce di tagliare il rifinanziamento diretto a partire proprio da mercoledì prossimo. Ma della stessa macchina pubblica greca.

La Grecia è già a un passo dal default

Già a marzo, quando dovrà rimborsare (o rinnovare) 4,3 miliardi, la Grecia potrebbe diventare insolvente, se non si sbloccherà la trattativa nel senso chiesto da Atene (un prestito-ponte senza nuovi accordi) o dall’Europa (un nuovo accordo con un nuovo programma di assistenza garantito da un protocollo da firmare). Con i contribuenti che anticipano il possibile caos, le entrate fiscali sono cadute del 7% nel solo mese di dicembre. Ed è lo stesso ministro dell’Economia, George Stathakis, ad avvertire, in un’intervista al Wall Street Journal, che “avremo problemi di liquidità a marzo se la situazione delle entrate non migliora” anche se successivamente lo stesso ministro via twitter smentisce questa ricostruzione. Atene vorrebbe almeno 4-5 miliardi per arrivare a giugno, e lavorare a un accordo su basi nuove. La cancelliera Angela Merkel sembra aver ricompattato attorno a se una solida maggioranza contraria a dare ossigeno finanziario senza un accordo immediato, ora che scade quello con la troika a fine mese. Posto che Fmi e Bce potrebbero aprire a un’uscita dalle odiate missioni trimestrali di monitoraggio ad Atene, resta il problema del valore del debito e quello delle misure di risanamento richieste alla Grecia: se ne discuterà all’Eurogruppo mercoledì, prima del Consiglio europeo che rischia di essere nuovamente arroventato da un’emergenza finanziaria. “Vedremo quanto è dura l’Europa”, dice il ministro Stathakis in un monito a chi volesse fare della Grecia “il primo paese ad andare in bancarotta per cinque miliardi”. Il governo non intende più negoziare con la troika Ue-Fmi-Bce. Ma neanche sottoscrivere un nuovo accordo, perché gli aumenti delle pensioni, le riassunzioni di dipendenti pubblici, il dietro-front sulle privatizzazioni e sulla liberalizzazione del contratto di lavoro sono il contrario di quanto vorrebbe l’Europa. A testimonianza di quanto la situazione sia complessa e allo stesso tempo urgente, Lucrezia Reichlin, economista italiana con un passato da dirigente alla Banca centrale europea, avverte in un editoriale sul Corriere della Sera che “non c’è più molto tempo per salvare la Grecia: forse meno di una settimana”.