Libia, il Vaticano si schiera. Parolin: «Intervenire subito sotto l’Onu»

Sul caso della Libia, il Vaticano si  schiera “Occorre intervenire presto, ma sotto l’ombrello Onu“: è quanto ha detto il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato della Santa Sede, conversando con i giornalisti a conclusione dell’incontro bilaterale Italia-Santa Sede nella ricorrenza dei Patti Lateranensi. Sulla grave situazione in Libia è intervenuto anche Papa Francesco.  “Offriamo questa messa per i nostri 21 fratelli copti, sgozzati per il solo motivo di essere cristiani. Preghiamo per loro, che il Signore come martiri li accolga, per le loro famiglie, per il mio fratello Tawadros, che soffre tanto”, ha detto il Pontefice nella messa a Santa Marta,che ha offerto per i copti uccisi dall’Isis. Il Papa dice anche basta agli “imprenditori di morte” che vendono armi perché continui la guerra “‘Ma, siamo imprenditori!’ Sì, di che? Di morte? E ci sono i Paesi che vendono le armi a questo, che è in guerra con questo, e le vendono anche a questo, perché così continui la guerra. Capacità di distruzione”.

«Sono morti pronunciando il nome di Cristo»

I copti trucidati dai jihadisti dello Stato Islamico in Libia sono morti pronunciando il nome di Cristo. Lo conferma all’agenzia vaticana Fides Anba Antonios Aziz Mina, vescovo copto cattolico di Giuzeh. “Il video che ritrae la loro esecuzione – riferisce il vescovo egiziano – è stato costruito come un’agghiacciante messinscena cinematografica, con l’intento di spargere terrore. Eppure, in quel prodotto diabolico della finzione e dell’orrore sanguinario, si vede che alcuni dei martiri, nel momento della loro barbara esecuzione, ripetono ‘Signore Gesù Cristo’. Il nome di Gesù è stata l’ultima parola affiorata sulle loro labbra”.