Libia, il deposito di armi chimiche sotto controllo delle forze regolari

Il sito di armi chimiche di Ruwagha in Libia «è al momento ancora sicuro e non vi è stato alcun accesso» non autorizzato. Lo assicura la rappresentanza della Libia all’Opac, legata al governo riconosciuto di Tobruk. A protezione del sito vi sarebbero una quarantina di soldati delle forze regolari.
Nel sito di Ruwagha, nella provincia centrale di Jufra, nel Fezzan, Muammar Gheddafi concentrò tutto il suo programma di armi chimiche, poi dichiarato all’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche in base all’adesione nel 2004 alla Convenzione sulle armi chimiche.
Dopo il completamento della distruzione dell’arsenale chimico più pericoloso (categoria 1) nel febbraio 2014, restano a Ruwagha 846 tonnellate di “precursori” (categoria 2), di cui 27 tonnellate di agenti chimici estremamente pericolosi in quanto composti base per il gas nervino Soman.
Ed è polemica sulle dichiarazioni del ministro degli Esteri libico, Mohamed Al-Dairi, che, criticando Stati Uniti ed Europa per la mancata cancellazione dell’embargo sulle armi afferma che la Libia, alla luce delle perplessità della comunità internazionale, cercherà il sostegno dei suoi “fratelli arabi.
«Europei e americani hanno fatto lobby all’Onu per porre la condizione che avremmo dovuto formare un governo di unità nazionale prima che l’embargo sia tolto», ha detto il ministro citato da Libya Herald.«Chiediamo armi per l’esercito libico che risponde al governo, riconosciuto internazionalmente. Non ci sono ragioni di temere che le armi finiranno nelle mani degli estremisti», ha aggiunto.
Ma tanto gli Usa quanto la Ue temono come il fumo negli occhi questa possibilità che ritengono possa realizzarsi.

Video-choc, profughi siriani torturati dagli scafisti

E, nel quadro delle polemiche che la Libia sta facendo, c’è anche quella che riguarda i contratti da rivedere con l’estero. Il governo libico ha deciso di «rivedere tutti i contratti con le aziende straniere ed escludere le compagnie turche dalla possibilità di operare nel Paese», fa sapere l’esecutivo, costretto a riunirsi a Tobruk. Questo perché il governo, riconosciuto internazionalmente, accusa la Turchia di sostenere le milizie al potere a Tripoli.
L’inviato speciale dell’Onu Bernardino Leon è, intanto, «impegnato in intensi contatti» in vista del nuovo tavolo negoziale che dovrebbe tenersi giovedì in Marocco e non abbiamo al momento annunci da fare», ha detto il portavoce dell’Onu Stephane Dujarric rispondendo a domande di giornalisti sulle notizie stampa secondo cui il governo libico, riconosciuto internazionalmente e costretto a riunirsi a Tobruk, avrebbe annunciato di «aver sospeso» la partecipazione ai colloqui sotto l’egida Onu.
Dal canto suo in una lettera al Congresso in cui annuncia la proroga di un anno lo stato di emergenza nazionale riguardo alla Libia, Barack Obama ha spiegato che «la situazione in Libia continua a porre una insolita e straordinaria minaccia alla sicurezza nazionale e alla politica degli Stati Uniti». Buona parte dell’attuale conflitto riguarda la lotta per il potere e per l’accesso alle risorse del Paese – ha scritto il presidente nella lettera, aggiungendo che pertanto è necessario che «appropriate sanzioni rimangano in vigore».
E fa discutere il video choc pubblicato in esclusiva dal pubblicato in esclusiva dal Daily Telegraph nel quale vengono ripresi alcuni rifugiati siriani in Libia che si erano affidati agli scafisti per arrivare in Italia, seminudi e inginocchiati di fronte ai loro aguzzini che li minacciano con i kalashnikov mentre altri attorno li colpiscono con secchiate d’acqua gelida. Le torture a cui sono sottoposti alcuni rifugiati siriani in Libia che si erano affidati agli scafisti per arrivare in Italia. Lo rivela un video . Nel filmato si vedono anche i rifugiati che vengono frustati uno ad uno dagli scafisti prima di entrare all’interno di un edificio dove sono rinchiusi come prigionieri.