Liberalizzazioni: medicine di fascia C in farmacia, fondi pensione più facili

Il disegno di legge sulle liberalizzazioni prevede novità per farmacie, sanità privata, rc auto, pagamenti, notai, avvocati e professioni in genere. Essendo però un disegno di legge, dovrà passare al vaglio del Parlamento. Ecco alcune delle novità, cominciando dai farmaci di fascia C, che non saranno vendibili nei supermercati e nelle parafarmacie. «L’aver evitato che i farmaci di fascia C, come gli psicofarmaci, possano essere venduti nei supermercati o nelle parafarmacie è innanzitutto una vittoria dei cittadini – ha dichiarato il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, in merito al ddl sulle liberalizzazioni – poiché garantisce la loro salute e la sicurezza nella distribuzione dei farmaci più sensibili. Abbiamo indicato tutte le criticità che questo tipo di scelta avrebbe comportato: un aumento sensibile del consumo di farmaci e quindi un conseguente abuso nella somministrazione, un danno per le piccole farmacie, a partire da quelle rurali, condizioni per un aumento progressivo della spesa farmaceutica quindi la fine della “farmacia dei servizi” così come previsto dal Patto della Salute firmato con le Regioni nel luglio 2014. Abbiamo altresì salvaguardato la valutazione in capo alle Regioni dei fabbisogni sanitari – conclude il ministro – in sede di autorizzazione di nuove strutture, che ci aiuterà nell’applicazione del Patto della Salute e nello svolgimento del ruolo di controllo dei Lea da parte di Agenas».

Liberalizzazioni: la portabilità dei fondi pensione

 «Abbiamo inserito una norma sulle pensioni per favorire la portabilità per i fondi pensione. Per le comunicazioni abbiamo eliminato le asimmetrie tra l’accensione del contratto e la possibilità di recesso inserendo una maggior congruità in caso di recesso», ha spiegato il ministro dello Sviluppo Federica Guidi, aggiungendo che il ddl concorrenza sulle liberalizzazioni punta “a far calare le tariffe o diminuire i prezzi e aprire pezzi di mercato oggi non tanto accessibili per nuove iniziative imprenditoriali”. Come ha detto l’Ocse, “potrebbe portare ad un aumento del Pil fino a 2,6 punti in 5 anni”».