La Lega non vota il Milleproroghe: «33 fiducie sono uno scandalo»

Una decisione presa «per principio», perché con il continuo ricorso al voto di fiducia «il governo sta scavalcando le prerogative del Parlamento». Così la Lega ha motivato la decisione di non partecipare alla votazione del decreto Milleproroghe, la 33esima fiducia «imposta dal governo».

Un Milleproroghe infarcito di «porcherie»

«Al contrario della maggioranza, noi non siamo i servi di Renzi», ha spiegato il deputato leghista Cristian Invernizzi, relatore di minoranza del Milleproroghe, annunciando anche che «non parteciperemo neanche alle prossime, qualora dovesse essere posta una fiducia su un decreto in prima lettura alla Camera». Invernizzi ha poi ricordato che «la prova di forza, tutta personale, di Renzi sulle riforme, ha sacrificato i tempi di discussione del Milleproroghe, di fatto liquidato in tre notti, con effetti gravissimi per i cittadini». «Scegliamo di uscire dall’aula al momento delle votazioni nostro malgrado, perché – ha precisato l’esponente del Carroccio – questo Milleproroghe è infarcito di porcherie e abbiamo lavorato a lungo per tentare di migliorarlo».

«Intervenga Mattarella»

Trentatré fiducie, però, «sono uno scandalo che non ha eguali in tutta Europa e la situazione non è più tollerabile. Se i parlamentari della maggioranza accettano di fare i giannizzeri di Renzi, se la vedano con la loro coscienza. Noi una dignità l’abbiamo e non ci prestiamo a questa farsa». Dunque, per i leghisti «il limite della pazienza è superato e la misura è definitivamente colma». «Non è accettabile – ha concluso Invernizzi – che sedute e lavori siano decisi da palazzo Chigi. Renzi sta violando l’autonomia di Camera e Senato. Ci aspettiamo che il neopresidente Mattarella batta un colpo».