L’assassinio di Doriot, il fascista francese che combatté Stalin

Quella mattina del 22 febbraio 1945, vicino Sigmaringen, in Germania. Jacques Doriot, collaborazionista francese e fondatore della Legione dei Volontari francesi che combatté in Russia a fianco dei tedeschi, viaggiava sull’auto del consigliere d’ambasciata Stuve, insieme all’autista e a una segretaria del Partito popolare francese, movimento fondato dallo stesso Doriot. Non c’era nessuno per le strade, poiché in quei giorni i caccia bombardieri anglo-americani avevano compiuto diverse incursioni nella zona, mitragliando tutto ciò che si muoveva: animali, persone, persino pupazzi di neve. L’auto, una Mercedes, procedeva verso la cittadina dove erano riuniti i collaborazionisti francesi. Ma quando comparvero due aerei, sembra due Mosquito inglesi, l’autista li scambiò per caccia tedeschi e proseguì tranquillamente. La prima raffica uccise l’autista e colpì Doriot alle cosce. Doriot cercò di uscire dalla vettura  ma fu falciato da una seconda raffica che lo prese al torace, tagliandolo quasi in due. La donna, miracolosamente illesa, fuggì e chiamò gli altri francesi presenti a Sigmaringen per identificare Doriot. Successivamente la stampa alleata tentò di propagare la notizia secondo cui Doriot era stato liquidato dagli stessi tedeschi in quanto alleato scomodo, ma all’indomani del fatto Le Petit Parisienne riportò in cronaca che l’auto di Doriot era stata attaccata da due velivoli alleati. Lo stesso Dominique Venner ha sostenuto che si trattasse di due caccia inglesi. Gli amici di Doriot, rimasti in Germania, dissero poi nessuno pensò che fosse stato ucciso dagli amici tedeschi, né che mai emersero notizie in tal senso.

La verità sul raid non venne mai a galla

Eppure, malgrado le ricerche, non si seppe mai la verità, e nessun equipaggio alleato si fece mai avanti per reclamare un premio per quella che agli occhi degli anglo-americani fu senza dubbio un’azione meritoria. Era chiaro che si trattò di un’operazione “classificata”. Gli alleati non avevano perdonato a Doriot  di aver fondato il più grande partito fascista di Francia ma soprattutto i francesi non gli avevano perdonato la fondazione della LVF, la Legione Volontari Francesi contro il bolscevismo che andò a combattere nel 1941 in Unione Sovietica contro Stalin. E lo avevano fatto, compreso lo stesso Doriot, in uniforme tedesca. Poco importò che nel 1944 la Legione fosse del tutto annientata, i colpevoli avrebbero pagato. Forse a Doriot è stato risparmiato un processo farsa e una fucilazione all’alba come toccò a Robert Brasillach, perché la sua morte la trovò sul campo, sia pure sotto forma di esecuzione. Fu sepolto al cimitero di Mengen, in Germania, dove tuttora riposa. Per anni la sua tomba era nota solo ai pochi “camarades”, poiché l’armata di occupazione alleata ne aveva proibito addirittura la manutenzione

Un percorso politico complesso, dal comunismo al fascismo

Il lavoro più significativo in Italia scritto su Doriot è il libro di Marco Tarchi del 1974, Doriot e il Partito Popolare Francese, per le Edizioni Volpe, che ne illustra il complesso e per molti osservatori incomprensibile percorso politico, che andò dal comunismo più estremo al fascismo. E forse è proprio questo che non è stato perdonato a Doriot: da sindaco e deputato comunista, passò al socialismo nazionale per poi approdare al fascismo. Sembra che il governo italiano avesse finanziato la stampa del PPF, per volontà dello stesso Mussolini. Oggi Doriot non è più ricordato, neanche in Francia, lo si liquida come “collaborazionista”, ma i suoi profondi contrasti con partito comunista e la sua rottura recarono più danni di quanto il PCF abbia mai ammesso. Il suo fu visto come un vero e proprio tradimento, ma va considerato che Doriot fu sottoposto a un vero e proprio processo popolare da parte dell’Internazionale per la sua ideologia deviazionista. Fu inoltre, dopo la sua uscita dal partito, infangato, diffamato e dileggiato in tutti i modi, e probabilmente fu anche questo che lo spinse a fondare un nuovo movimento. Jacques Doriot fu scrittore, giornalista, politico e uomo d’azione, ebbe un larghissimo seguito; la sua dottrina non è stata ancora oggi abbastanza analizzata e studiata, anche se ha lasciato scritti e discorsi sulle più svariate tematiche, dal pacifismo, all’interventismo, dal sindacalismo alla sociologia. Per lui più che per altri, come ha scritto Malraux, “la morte è quando la vita diventa destino”.