Jihad a Roma, l’allarme del prefetto: servono 500 uomini in più

Jihad a Roma, il prefetto Giuseppe Pecoraro  lancia l’allarme: servono più forze da destinare alla prevenzione degli atti di terrorismo contro gli obiettivi sensibili.   “Abbiamo chiesto temporaneamente 500 uomini per vigilare sui presidi più importanti, prima arrivano meglio è”. Queste cose l’alto funzionario le dice durante il Consiglio straordinario che si tiene in Campidoglio sull’emergenza terrorismo.

Più razionale distribuzione di forze

Il problema è però anche quello di una più razionale distribuzione delle forze sul territorio metropolitano. “Per migliorare a Roma la situazione – dice Pecoraro – bisogna revisionare i presidi, che ora si sovrappongono: i carabinieri in periferia, la polizia al centro. Sono entrambi d’accordo e bisogna lavorare per questo. Al momento la situazione è di un centro storico affollato di polizia e carabinieri e di una periferia scoperta”. “Tutti noi chiediamo maggiore sicurezza, indagini efficaci, capillare controllo del territorio, più risorse, uomini e mezzi – interviene il sindaco Ignazio Marino, che ieri era tornato a sollecitare su questo punto -, l’ho ricordato anche recentemente in una lettera inviata al ministro dell’Interno, per prevenire possibili minacce alla nostra incolumità. Il nostro compito è quello di governare la città nel nome dei valori dell’uguaglianza, dei diritti e della tolleranza reciproca”.

La Capitale obiettivo dell’Isis

La capitale d’Italia e centro della cristianità è tra gli obiettivi indicati più volte dallo Stato islamico, l’Isis. E il prefetto ribadisce comunque che “non ci sono elementi specifici che riguardano il nostro Paese e la città Roma come Parigi deve continuare a vivere”. Tuttavia l’attenzione deve “rimanere alta perché dall’11 settembre 2001 le cose sono cambiate”. Siamo, volenti o nolenti, immersi in un conflitto che non abbiamo dichiarato e abbiamo un nemico da cui ci dobbiamo difendere. Non tutti però dimostrano di averlo capito.