Italiani senza un euro, ma lo spread “va bene”. E Renzi può esultare

La notizia è esplosiva, peccato che gli italiani non se ne accorgeranno. Lo spread tra Btp italiani e Bund tedeschi è sceso sotto quota 100, scivolando fino a 98,5 punti base: è la prima volta che accade da metà maggio del 2010. Per gli addetti ai lavori vuol dire che il rendimento del decennale del Tesoro è al nuovo minimo storico dell’1,303%. Lo spread Grecia-Germania, per la cronaca,  è invece a 869,5 punti, con un rendimento sui titoli di Atene del 9%.

L’esultanza di Renzi per lo spread

Matteo Renzi non si fa sfuggire la ghiotta occasione per incensare le magnifiche sorti e progressive del suo governo dei miracoli. “Spread sotto quota 100, 1.000 ex precari assunti a Melfi col Jobs act, via segreto bancario non solo in Svizzero, dai che è #lavoltabuona”, scrive su Twitter il premier. Gli italiani però continuano a non arrivare a fine mese e le imprese a chiudere le serrande, vittime di una tassazione record indegna di un Paese civile.

Un bluff annunciato

Da anni lo spread è una mannaia utilizzata dal sistema finanziario per dirigere le ricadute sulle politiche nazionali. Vi ricordate l’inferno patito da Berlusconi per l’impennata che gli costò le dimissioni da premier? Oggi, guarda il caso, lo spread è ai minimi storici. La crisi c’è ancora, neanche il premier può negarlo, ma evidentemente il “bazooka” della Bce e l’alleggerimento monetario impresso da Mario Draghi hanno ridato linfa all’assottigliarsi del differenziale. Le finte riforme renziane, invece, non hanno meriti. Anche perché nessuno le ha ancora viste.