Isis, 45 persone arse vive in Iraq. Consiglio di Sicurezza Onu sulla Libia

Arriva dall’Iraq un nuovo orrore firmato Isis: 45 persone sarebbero state bruciate vive ad Albaghdadi, nella provincia di Anbar, dove secondo una notizia non ancora confermata nella mattinata sarebbero anche stati rapiti e uccisi 27 poliziotti.

L’Isis fa strage di poliziotti

È stata la Bbc a divulgare la notizia dei 45 arsi vivi, citando il colonnello della polizia locale Qasim al-Obeidi, che però non ha fornito ulteriori dettagli e si è limitato a dire che le vittime potevano essere uomini delle forze di sicurezza. Dell’uccisione dei 27 poliziotti, invece, aveva riferito il presidente del Consiglio provinciale, Sabah Karhut. Visto il clima di grande incertezza, secondo alcuni analisti, i due casi potrebbero essere l’uno l’aggiornamento dell’altro. Il sequestro era avvenuto durante una offensiva dell’Isis ad Albaghdadi, che si trova a 200chilometri a ovest di Baghdad, vicino a una base militare dove sono presenti oltre 300 istruttori americani. È stato poi un altro membro del Consiglio provinciale di Al Anbar, Jassem al Halbusy, a spiegare che i jihadisti hanno posto mine e dispiegato i loro cecchini lungo la strada tra la città e la base per impedire l’afflusso di rinforzi dell’esercito iracheno.

L’emergenza Libia al Consiglio di sicurezza Onu

Si parlerà di Libia, invece, al Consiglio di sicurezza dell’Onu di mercoledì. L’organismo ha convocato una seduta pubblica, nel corso della quale si svolgerà una audizione del ministro degli Esteri egiziano Sameh Shukri, che è già a New York per svolgere una serie di incontri preparatori con i diversi membri del Consiglio di sicurezza. E le scelte della «comunità delle Nazioni» sono state anche al centro di una preghiera dei membri della Congregazione per le Chiese Orientali, riuniti in Vaticano. I religiosi hanno rivolto una supplica per «la conversione del cuore dei violenti, sagge decisioni in seno alla comunità delle Nazioni e la riconciliazione e il ritorno a una serena convivenza e una pace duratura per i popoli del Medio Oriente e dell’Ucraina».