In tanti al Pantheon per la fiaccolata anti-sbarchi di FdI

È stata convincente la risposta dei romani che si sono recati al Pantheon per la fiaccolata simbolica lanciata da Giorgia Meloni e da Fratelli d’Italia nel cuore di Roma per dire no agli sbarchi e al business degli scafisti. “Fermiamoli: luci contro il terrorismo” è lo slogan della manifestazione che costituisce il primo atto di una serie di fiaccolate previste in tutta Italia per chiedere al governo Renzi lo stop immediato agli sbarchi finché l’Isis non sarà sconfitto. Circa 300 le persone in piazza.

FdI, le altre fiaccolate

Tanti romani al Pantheon, ma soprattutto tanti gli italiani sul web che hanno risposto in massa agli hashtag #Fermiamoilterrorismo, #DifendiamolItalia, #BastasBarchi: la maggior parte degli italiani condivide questa battaglia. «Non possiamo consentire a dei terroristi di fare la selezione all’ingresso delle nostre coste: stop totale dell’accoglienza dei profughi», dicono i militanti e i simpatizzanti riuniti al Pantheon, primo round di una serie di manifestazioni. Le luci non si devono spegnere. Il “calendario” di fiaccolate prosegue il 21 a Firenze in piazza San Lorenzo, la terza sarà in Piazza San Babila a Milano, il 22 febbraio alle 18.

Il governo che fa?

Ad aprire la fiaccolata promossa da Fratelli d’Italia Andrea De Priamo, a seguire Fabio Rampelli, Giorgia Meloni e Giulio Terzi, ex ministro degli Esteri.  Il filo conduttore delle manifestazioni è la richiesta di bloccare tutti gli sbarchi di clandestini provenienti dalla Libia, che stando alle fonti dei servizi segreti sono un possibile vettore per cellule terroristiche, pronte a fare attentati in un’ottica di guerra asimmetrica,  ribadisce Rampelli. Strali contro il governo che, a fronte di una situazione esplosiva, rimane alla finestra: «In politica estera stiamo collezionando le peggiori beffe degli ultimi decenni. Dopo tanti “sacrifici” per mettere la Mogherini nel ruolo chiave di ministro degli Esteri europeo, in sei mesi non è stata neanche convocata al tavolo delle trattative sulla crisi ucraina e sulla Libia agisce di rimessa».