L’imprenditore Cestaro racconta quanti favori sono dati alle coop rosse

C’è un’Italia che subisce ingiustizie da anni, ma nessuno ne parla. È l’Italia di alcuni imprenditori che si trovano puntualmente la strada sbarrata da tasse, burocrazia e leggi e ai quali viene impedito di crescere. Oltre all’autore del libro “Falce e carrello”, infatti, c’è anche Marcello Cestaro, industriale e dirigente sportivo che attraverso Unicomm gestisce i marchi Emisfero Familia, A&O. Un passato come presidente del Padova Calcio e ora responsabile di 230 punti vendita, dai supermercati ai Cash&Carry, sparsi in Italia per un totale di 7.200 dipendenti. Intervistato da il Giornale, Cestaro racconta la “classica storia italiana” della sua famiglia, vissuta “da tanti, nostri vecchi, coraggiosi e instancabili”. La nascita dell’impresa familiare grazie agli enormi sacrifici del padre nell’immediato dopoguerra e l’affermazione delle aziende fino ai giorni nostri. Che tanto felici non sono. Come il patron dell’Esselunga, infatti – racconta il sito lultimaribattuta.it – con il passare del tempo Cestaro si è fatto gli stessi identici nemici: “Avrei molto da dire sulle condizioni in cui ci troviamo a lavorare, non certo sul lavoro delle Coop”. E allora cosa c’è che non va? Molto semplice, anzi “Semplicissimo” per dirla con le parole dell’imprenditore, nominato da Carlo Azeglio Ciampi Cavaliere del Lavoro nel 2001: “Se la Coop – spiega Cestaro – decide di aprire un ipermercato a Bologna o Reggio Emilia, ci mette un niente. Noi abbiamo comprato un’area a Bassano nel 1990… La prima signora col carrello è entrata nel 2012”. Ventidue anni di ritardo che rispondono esclusivamente al nome di “burocrazia”. Se la Giustizia in Italia è a orologeria, l’enorme apparato burocratico gioca sicuramente a zona: eppure questo accanimento non ha scoraggiato minimamente i fratelli Cestaro che in Italia vogliono rimanerci, senza molare. “All’estero ci si va, ma in vacanza. Si investe in Italia, a costo di passare per scemi”. In cantiere ci sono nuovi dodici centri commerciali entro il 2016, con l’obiettivo di arrivare a 10 mila dipendenti. E se qualcuno li vuole chiamare Vip, loro cambiano l’acronimo in Vecchi imprenditori pensionati.