Il marito della Ceste resta in carcere. Ma l’omicidio «non fu premeditato»

Michele Buoninconti resta in carcere perché accusato di omicidio d’impeto. Il Tribunale del Riesame di Torino ha respinto la richiesta di scarcerazione dei legali dell’uomo, il vigile del fuoco di Costigliole d’Asti accusato dell’omicidio della moglie Elena Ceste e dell’occultamento del suo cadavere. Le motivazioni della decisione verranno depositate entro cinque giorni. Buoninconti dunque resterà nel carcere di Quarto d’Asti, dove si trova dallo scorso 29 gennaio. L’omicidio di Elena Ceste non fu premeditato, secondo il Tribunale del Riesame che, nel confermare il carcere per Buoninconti, ha però escluso la premeditazione. Secondo i giudici del Riesame, si sarebbe quindi trattato di un omicidio d’impeto. «Aspettiamo di leggere le motivazioni del Riesame ma, se i giudici hanno escluso la premeditazione, la posizione di Michele Buoninconti si alleggerisce», ha commentato l’avvocato Alberto Masoero, che con la collega Chiara Girola assiste l’uomo accusato di avere ucciso la moglie. «Abbiamo ribadito la richiesta di scarcerazione per il nostro cliente», hanno aggiunto Girola e Masoero, nominati recentemente difensori di fiducia da Buoninconti. I due penalisti non hanno voluto precisare se il loro assistito abbia o meno preso la parola nel corso dell’udienza. Elena Ceste, come si ricorderà, scomparve da casa nel gennaio dello scorso anno e fu ritrovata cadavere dopo nove mesi in un canale non lontano da casa.

Cade la premeditazione: fu “omicidio d’impeto”

Una “donna infedele”, “dannosa e pericolosa”, che andava “raddrizzata“. Per questo suo marito l’ha uccisa, secondo gli inquirenti. Elena Ceste lo tradiva e l’uomo non riusciva più a sopportarlo. Così ha studiato e messo in atto un piano articolato, secondo il gip di Torino Giacomo Marson, per toglierle la vita e farne sparire il corpo. Nelle 80 pagine di ordinanza con cui il magistrato accusa Michele Boninconti di aver ucciso la moglie e di averne occultato il cadavere, c’è un uomo macerato da un odio covato da tempo e ingigantito da un “elemento dirompente”, la scoperta di un tradimento, ormai convinto che Elena fosse una persona “dannosa e pericolosa“. Un uomo sul quale i carabinieri hanno raccolto indizi “gravi, precisi e concordanti” nonostante lui, per oltre un anno, abbia messo in piedi un “castello di menzogne e depistaggi”. C’è un uomo che ora rischia l’ergastolo visto il “piano estremamente articolato, meditato e studiato” che gli è valso l’aggravante della premeditazione. Aggravante però che Riesame ora ha fatto cadere, escludendola e motivando il delitto come un gesto d’impeto.