I quotidiani del 3 febbraio visti da destra: 10 articoli da non perdere

La stampa odierna tiene alta l’attenzione sugli equilibri in evoluzione nel giorno del giuramento di Mattarella tra liti interne ai partiti e terremoti più o meno forti nell’area del centrodestra diviso. Dall’emorragia del partito di Alfano alla lunga marcia di Salvini passando per le manovre di avvicinamento tra Renzi e Berlusconi dopo il gelo della scorsa settimana.

Sostenere Renzi non è più tollerabile. Solo la Lega vuole un nuovo centrodestra (Libero pag. 8)

Barbara Saltamartini dà l’addio al partito di Angelino Alfano. In un’intervista spiega le scelte dell’abbandono, prima le dimissioni da portavoce del Nuovo centrodestra, poi la decisione finale. Pressata dalle domande non esclude di confluire nella Lega e contraccambia i complimenti di Salvini. La rivedremo candidata con il Carroccio? Non è escluso.

Salvini lancia il nuovo partito del centrodestra (La Stampa pag. 5)

Andrea La Mattina nella rubrica Il caso punta i riflettori sulla lunga marcia del leader della Lega alla conquista della leadership del centrodestra con le ossa rotte. “Segnatevi questa data, 28 febbraio, e l’indirizzo della festa più lepenista d’Italia: piazza del Popolo”, scrive. Ora Salvini deve dimostrare di avere una caratura nazionale. In piazza è prevista anche la partecipazione di Giorgia Meloni.

Qui nessuno regge al paragone con Andreotti e Almirante (il Tempo pag.1)

Donna Assunta Almirante in un corsivo di prima pagina rimpiange i protagonisti politici di una volta: veri giganti – dice – del calibro di Andreotti, Almirante, Berlinguer. Oggi invece abbiamo di fronte un panorama desolante popolato di personaggi effimeri.

La frusta e il dolce fiscale (Corriere della Sera pag. 1)

Antonio Polito nel giorno del solenne giuramento di Mattarella alle Camere riunite traccia un quadro del panorama politico post-voto del Colle. Da una parte l’implosione di Forza Italia e l’ex falco berlusconiano Verdini che tiene il punto della sconfitta, dall’altra la crocerossina delle riforme, Elena Boschi, in mezzo il dramma del Nuovo centrodestra. Su tutto il domatore Renzi “zuccherino in mano e frusta dall’altra”.

E Salvini inizia la campagna acquisti (Corriere della Sera p. 7)

Marco Cremonesi e Alessandro Ticino raccontano di un Salvini euforico per il terremoto nel centrodestra. Ma a rimpinguare le file della Lega non saranno solo esponenti del Ncd in dissenso con la linea Alfano, si preparano ad abbracciare Salvini anche “alcuni deputati che hanno lasciato il M5S”.

La maschera del protocollo (la Repubblica, pag. 1)

Nel punto quotidiano Stefano Folli spiega che in politica, come nella vita,  esistono piccoli dettagli, che dettagli non sono. Si riferisce alla partecipazione eccezionale di Berlusconi alla cerimonia del giuramento di Mattarella. Un segno evidente – spiega  -della volontà di stemperare i toni. Ma, secondo l’editorialista, non esiste un condominio tra palazzo Chigi e via del Plebiscito.

Cicchitto: siamo un cespuglio pieno di spine (il Giornale pag. 3 )

Intervistato da Fabrizio Ravoni,  Fabrizio Cicchitto  rivendica l’esistenza del governo grazie al sostengo leale dell Nuovo centrodestra. “Il suo è un governo di coalizione. Come lo era quello di Enrico Letta. Non credo sia un problema di partiti o partitini”, dice rispondendo allo sprezzante Renzi. “Ricordo che è grazie ai gruppi parlamentari di Alleanza popolare che i provvedimenti del governo sono passati, e passeranno, in Parlamento».

Tappetini e tappetoni (il Giornale, pag. 1)

Nel suo editoriale Alessandro  Sallusti affronta la politica “ubriaca” al tempo di Renzi e ironizza: per capirla ci vorrebbe un astrologo…  Quanto all’asse sempre più debole tra il premier e Berlusconi dopo la partita del Colle scrive: “Nazareno sì, no, forse. Mattarella sì, no, bianco”.

Panda, retorica e miracolo del Beato al Colle (il Giornale pag 1)

Nella sua rubrica il Cucù, Marcello Veneziani traccia un quadro disarmante della stagione politica che si inaugura con l’elezione del successore di Napolitano all’ombra vigile del premier. E conclude auspicando un miracolo finale: dare la parola ai muti (Mattarella) e toglierla a Renzi.

 Ncd a pezzi: altri sei vicini all’addio. Lupi al premier: non siamo tappetini (Quotidiano nazionale pag. 3)

Ettore Maria Colombo in un lungo articolo fa un bilancio dello stato di salute del partito di Alfano, ormai ridotto all’irrilevanza. Dopo l’uscita di scena dell’ex portavoce e le dimissioni da capogruppo Sacconi per il ministro dell’Interno, deciso a restare al governo con la sinistra, si preparano giornate amare e il partito è a rischio emorragia.