I quotidiani del 14 febbraio visti da destra. Dieci articoli da non perdere

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Sulle prime pagine di oggi, sabato 14 febbraio, esplode il caso delle riforme e della scelta aventiniana delle opposizioni, ma grande spazio ha anche il precipitare della situazione in Libia dove l’Isis ha piantato le sue bandiere a Sirte ed è scattato l’invito agli italiani ad abbandonare il paese.

1) La sfida di Berlusconi: se vuole le urne siamo pronti (il Messaggero, p. 5)

Silvio Berlusconi non sopporta più l’atteggiamento da bullo di Matteo Renzi che con i suoi diktat rafforza la linea dura di Forza Italia. Così Claudia Terracina racconta di un Cavaliere irritatissimo che al telefono dà le direttive ai suoi: “La nostra opposizione sarà totale. Renzi vuole votare? Benissimo. Io non chiedo altro”.

2) Mattarella respinge la prima ‘tirata della giacchetta’ (La Stampa, p.2)

Un retroscena di Ugo Magri spiega il giro di telefonate tra Quirinale e Renato Brunetta in vista dell’incontro tra il capo dello Stato Mattarella e i gruppi di opposizione. Il presidente della Repubblica avrebbe fissato dei paletti: sì all’incontro con le opposizione ma per parlare di riforme, non di applicazione dei regolamenti parlamentari né del comportamento della presidente della Camera Laura Boldrini.

3) Toti: Raffaele è stato smentito. La smetta di delegittimarci (Corriere della sera, p. 9)

Intervistato da Paola Di Caro il portavoce di Forza Italia Giovanni Toti suggerisce al ribelle Fitto di allinearsi: la svolta di Forza Italia verso un’opposizione dura al governo va incontro ai desiderata di Fitto, che non deve più remare contro e deve supportare l’unità attorno all’unica leadership possibile, quella di Berlusconi.

4) Quella foto di gruppo da Sel alla Lega in Parlamento, il nuovo Aventino ultras (la Repubblica, p. 9)

La democrazia parlamentare s’è inceppata, è morta, non ci crede più nessuno. Questa l’amara presa d’atto di Filippo Ceccarelli nel commentare la giornata di ieri con attori di cui vengono sottolineate le contraddizioni, a cominciare dalla conferenza stampa congiunta che vede riuniti dietro lo stesso tavolo parlamentari che fino a ieri “non si potevano vedere”: dal “vendoliano compassato al postfascista Rampelli”.

5) “50mila euro se passi in maggioranza” (il Giornale, p.5)

Fa scalpore l’audio che svela il pressing dei renziani sui transfughi del M5S: Mariano Rubino di Scelta civica cerca di convincere l’ex grillina Mara Mucci e stralci della conversazione “rubata” da un altro deputato avvelenano ancora di più il clima politico. Ribino dice a Mara Mucci che potrebbe aggiungersi con gli altri “epurati” al gruppo di Scelta civica: “Voi siete 10, vuol dire 50mila euro al mese per un gruppo e 7-8 persone da assumere”.

6) Blindati e vessilli neri. Le avanguardie del Califfo sulle rive del Mediterraneo (Corriere della sera, p. 3)

In uno scenario dedicato alla Libia Francesco Battistini spiega che l’Isis sta guadagnando posizioni e, dopo la conquista di Derna e Sirte, continua la marcia verso ovest. “Lo Stato islamico sta trasformando la Libia nel suo bancomat, nel suo distributore di benzina, nell’aeroporto da cui è in grado di attaccare qualsiasi bersaglio in Europa”.

7) Forza Italia si sta dissolvendo ma a risollevarla ci penso io (Libero, p.9)

Antonio Martino racconta a Giancarlo Perna le sue delusioni e la sua amarezza per come è stato trattato nella vicenda del Quirinale: “Berlusconi si è comportato male ma non è nelle sue corde riconoscere gli errori, è circondato da persone da poco, a parte Dudù”.

8) La storica sede del Pci graziata col bianchetto (Il Tempo, p. 10)

Continundo la sua inchiesta sull’affittopoli capitolina il Tempo spiega che nella lista degli immobili “graziati” che non finiranno sul mercato c’è la storica sede del Pd in via dei Giubbonari, dove ha preso la tessera anche l’ex capo dello Stato Giorgio Napolitano.

9) Salviamo la bioetica (Avvenire, p.1)

In un editoriale Francesco D’Agostino si augura che torni sulla scena il dibattito sulle questioni bioetiche (diritto alla vita, eutanasia, famiglia) passato in secondo piano a causa della crisi economica che assilla l’opinione pubblica.

10) Atene, la porta è quella (Il Foglio, p. 1)

L’economista Francesco Giavazzi dice la sua sul braccio di ferro tra Atene e Bruxelles: alla fine – osserva – la Grecia sarà salvata dagli ucraini perché l’Europa non può permettersi di lasciare il paese a un Putin in fase così aggressiva ed espansiva ma “se la Grecia uscisse domani dall’euro, dal punto di vista teorico la moneta unica si rafforzerebbe”.