I “fittiani” contestano Brunetta: dov’è la linea dura di FI sulle riforme?

È ripresa a Montecitorio la maratona parlamentare. L’obiettivo fissato da Matteo Renzi è approvare entro sabato le modifiche costituzionali. Il testo, emendato in qualche parte rispetto a quello approvato dal Senato, dovrebbe ritornare a Palazzo Madama ed una volta ottenuto il “sì” dei senatori potrebbe – dopo un intervallo non inferiore a tre mesi, secondo la procedura dell’art.138 della Costituzione – essere riesaminato dalle Camere per la seconda e definitiva lettura.

Riforme: per i dissidenti FI è su “Scherzi a parte”

Ma a guastare i piani del premier stanno pensando i “neo-oppositori” di Forza Italia, che pure quelle stesse riforme al Senato le hanno approvate. Ma lo sgarbo patito da Berlusconi sulla vicenda Quirinale con l’elezione al Colle di Sergio Mattarella, ha spinto gli “azzurri” a mettersi di traverso nel passaggio del testo a Montecitorio. In casa forzista, tuttavia, non tutti credono al nuovo corso del Cavaliere.  Meglio, non vedono seguire i fatti alle parole. Ad essere scettici sono soprattutto i “fittiani”, che pure non fanno mancare il loro contributo alla “linea dura”con le dimissioni da relatore di Francesco Paolo Sisto, presidente della commissione Affari Costi pugliese come Fitto. «Se questa è la cosiddetta “opposizione dura” Renzi può purtroppo dormire sonni tranquilli”, è l’attacco di Daniele Capezzone che contesta l’omogeneità del voto forzista con quello del Pd e «perfino un surreale “auto-ostruzionismo” praticato ai danni dei nostri emendamenti». Gli fa eco Pietro Laffranco, che oltre a denunciare i voti congiunti Fi-Pd, lamenta le ripetute dichiarazioni di voto ai primi emendamenti della durata di 3-4 secondi… Ormai – è la sua amara conclusione – in FI siamo su Scherzi a parte». Micidiale la (semiblasfema) battuta di Maurizio Bianconi: «Come prima, più di prima. Il Nazareno fu ucciso e resuscitò il terzo giorno. Il Patto del Nazareno è risorto dopo 12 ore».

Ma il capogruppo non ci sta: «Basse strumentalizzazioni»

Ma Renato Brunetta non ci sta e bolla come «strumentalizzazioni» le polemiche interne. «Gli effetti della rottura del patto del Nazareno – assicura il capogruppo forzista alla Camera – si vedranno nei voti sugli articoli e nel voto finale. La linea che stiamo tenendo in Aula sul federalismo è quella espressa dalla giunta regionale lombarda, che vede d’accordo la Lega, Ncd e Forza Italia».