La ripresina di Renzi? Un inganno: 20.000 aziende hanno chiuso i battenti

La ripresina di Matteo Renzi c’è e si vede. In negativo, perché funzioni solo con la retromarcia. Nel 2014 le imprese artigiane sono diminuite di oltre 20.000 unità rispetto al 2013, anno i cui già 28.000 aziende avevano abbassato le saracinesche e chiuso i cancelli. Eppure negli scorsi giorni, sentendo la televisione di Stato o leggendo le veline del ministero dell’Economia sembrava che i posti di lavoro si stesserro moltiplicando: 93.000 in più, ha detto trionfalmente Matteo Renzi, i gufi sono smentiti.

Le allucinazioni di Renzi

In realtà, però, si trattava solo di un dato contingente, perchè anno su anno le cifre degli occupati erano addirittura inferiori rispetto al 2013. Adesso le cifre di Unioncamere fanno giustizia di tutto questo trionfalismo. Nel 2014 le aperture di nuove aziende sono state solo 88.498, il dato più basso degli ultimi otto anni. In valore assoluto, il risultato di questa lunga “erosione” del tessuto produttivo artigiano si riflette in uno stock di imprese esistenti al 31 dicembre scorso pari a 1.382.773 unità. Tra i settori, l’unico a dare ossigeno e nuove opportunità di fare impresa è stato il settore dei servizi alle imprese (+2.007 unità, per una variazione percentuale della stock di imprese del settore del 4,45%). In tutti gli altri, a cominciare dalle costruzioni (-13.111 unità), il saldo tra aperture e chiusure è stato negativo o sostanzialmente in pareggio.

Il Mezzogiorno sempre più giù

Dal punto di vista territoriale, il rallentamento della dinamica negativa interessa complessivamente tutto il Centro-Nord mentre il Mezzogiorno spicca per un netto peggioramento nella dinamica dello stock, in ulteriore contrazione nel 2014 (-2,41% contro -2,01% del 2013). Renzi e il suo ministro dell’Economia, insomma, farebbero bene a darsi da fare per uscire da questa situazione, invece di crogiolarsi sull’effimero. È però evidente a tutti che se non riprendono i consumi la ripersa della produzione è una cosa  difficile da realizzare. E gli acquisti non riprendono se gli italiani continiano a sacrificare gran parte del loro reddito per tacitare un fisco sempre più famelico.