Guerriglia a Roma, tornano gli anni Settanta. Scontri a piazzale Flaminio

27 Feb 2015 18:29 - di Redazione

Caos a Roma per l’arrivo domani a piazza del Popolo di Matteo Salvini. Sarà una manifestazione gioiosa e pacifica, ha detto il leader leghista, che si è anche esibito alla radio in un classico della canzone romana: “Roma nun fa la stupida stasera”. Ma a nulla sono serviti gli appelli a stemperare i toni. Dai centri sociali ai vip progressisti, uniti sotto la sigla #maiconsalvini, è stato tutto un rumoreggiare contro una manifestazione regolarmente autorizzata. Poi i movimenti antagonisti sono passati direttamente all’azione occupando in mattinata la basilica di piazza del Popolo: sono intervenute le forze dell’ordine per sgomberare la chiesa, trascinando fuori i militanti di #maiconsalvini. Una donna sarebbe stata portata via in ambulanza.

Scontri a piazzale Flaminio

Nel pomeriggio secondo blitz dei cortei antagonisti: i militanti dei centri sociali hanno bloccato il traffico in piazzale Flaminio, alle spalle di piazza del Popolo. Accesi fumogeni e esposti striscioni con sopra scritto “respingiamo Salvini”. L’accesso a piazza del Popolo e tutta l’area sono circondati da forze dell’ordine in tenuta antisommossa. È stato esposto, oltre agli striscioni, un gommone di plastica per esprimere solidarietà agli immigrati che raggiungono le coste italiane con i barconi. I manifestanti intendono occupare piazzale Flaminio per impedire “materialmente” il comizio di Salvini. Presto il fronteggiamento tra centri sociali e polizia è degenerato in guerriglia, con bombe carta e lancio di bottiglie contro le forze di polizia. I manifestanti gridavano slogan come: “Odio CasaPound” e “Fuori i fascisti dalla città”.

Salvini: non decidono gli squadristi

Il leader leghista ha commentato gli incidenti confermando la manifestazione di domani: ”E’ tutto confermato, anzi di più. La risposta deve essere compatta, pacifica e determinata. Non possono essere quattro squadristi a decidere chi manifesta e chi no”. In una giornata ad alta tensione, che precipita la Capitale in un clima simile a quello degli anni Settanta, sorprende il silenzio del ministro degli Interni Angelino Alfano che non una parola ha speso per tranquillizzare i romani e per ammonire i violenti.

 

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